American Horror Story: Cult – Un’occasione sprecata…

Si è conclusa la settimana scorsa American Horror Story: Cult, settima serie della serie antologica creata da Ryan Murphy. Alla fine della stagione, possiamo tirare le somme di quello che è stata la serie, cominciata bene ma andando a cedere alla confusione, andando sempre più avanti fino al finale.

 

American Horror Story: Cult era partita come una serie che doveva farci rivivere in chiave horror la realtà sociale della politica americana, con l’avvento di Donal Trump. Ma si è conclusa invece come una rivalsa del genere femminile dove una donna riesce a vincere una grande elezioni, a differenza di Hillary Clinton.

Come è successo in molte altre stagioni di American Horror Story, Cult all’inizio sembrava tutto molto convincente. All’inizio noi spettatori eravamo completamente catturati dall’orrore che si sta perpretando nei protagonisti, sommersi dalle paure animate dalla realtà in cui vivevano ora. Ma andando avanti con la visione, la serie ha preso così tante strade diverse in una volta sola, da mandare in vacca tutto, donandoci solo una confusione generale e insensata.

Soltanto con il finale intitolato “Great Again”, tutti i tasselli si mettono ordine: Ally alla fine era la talpa che aveva informato l’FBI dei piani di Kai facendolo arrestare. Alla fine Ally riesce pure a diventare una figura nazionale ancora più potente di lui, spingedolo ad evadere per poterla uccidere. Ma alla fine si rivela tutta una trappola architettata da lei per fare in modo che Beverly (Adina Porter) potesse avere la sua vendetta e ucciderlo.

Tutto questo per far emergere il messaggio finale semplificato che una donna può arrivare a diventare più pericolosa di un uomo che ha passato una vita a essere umiliato.

Vista la piega che la stagione ha preso durante il suo tragitto, era un finale che potevamo aspettarci, come la svolta oscura intrapresa da Ally alla fine, mentre indossa il cappuccio verde di Bebe Babbit, per farci intendere che ora è lei a capo di una setta, probabilmente composta soltanto da donne…

Era chiaro fin dall’inizio che American Horror Story: Cult avrebbe fatto l’occhiolino a un pubblico anti Trump, donandogli quello che in fondo molti desideravano: una rivisitazione delle elezioni americane dove questa volta, il candidato femminile riesce a vincere. Ma per arrivare a questo risultato, la controparte femminile si è dovuta sporcare le mani, ricorrendo alla stessa idea del suo nemico, in un mondo ormai governato soltanto dal caos.

Ma è un messaggio finale povero se pensiamo all’importanza dei tanti (troppi) temi trattati questa stagione come la misoginia, la supremazia bianca, il fallimento dei mass media, i diritti delle donne, il patriarcato etc…

Una delle note positive di auesta stagione è stato il coraggio che avuto la serie nel voler trattare dopo meno di un anno, le conseguenze delle elezioni di Trump, proprio mentre il paese sta cercando ancora di trovare una stabilità con questa nuova realtà politica.

Un dettaglio affascinante e a tratti inquietante di questa stagione è stato il ripetersi nella vita reale, di eventi che vengono narrati nella serie, senza essere stati previsti in alcuna maniera. Difficilmente gli autori potevano prevedere che proprio mentre andava in onda l’episodio “Mid-Western Assassin”, nella realtà sarebbe avvenuta una delle sparatorie più sanguinose della storia americana. Oppure con il penultimo episodio “Charles (Manson) in Charge”, quando viene rivelato che Kai era in combutta con Bebe Babbit (Frances Conroy) per riportare in auge il movimento femminista e distruggere definitivamente il patriarcato. Nonostante l’animo estremista dell’idea, negli Stati Uniti si è presentata una situazione simile, dove nelle ultime elezioni avvenute in Virginia e New Jersey, dove quasi tutte le donne di ogni etnia e genere, hanno sbaragliato la concorrenza maschile. Punto a favore per Cult, che nel suo delirio generale è stato capace di rappresentare in parte la realtà americana di questi tempi.

Ma allo stesso tempo, lo show ha voluto inserire troppi elementi, spesso staccati tra di loro, facendo perdere la centralità dei temi che erano trattati, dilungandosi in dettagli che a lungo non ci hanno fatto capire verso che direzioni stavano andando personaggi come Kai, Ally, Winter, Beverly, Ivy etc…

Evan Peters si è divertito di sicuro a dover interpretare i leader di sette più famosi degli ultimi cinquant’anni di storia americana (e non è stato per niente malvagio nella sua performance), stessa cosa Lena Dunham nel ruolo di Valerie Solanas (complimenti al trucco e a lei che è riuscito a rendere bene il personaggio). Ma a parte la curiosità sulla vita di queste figure americane, queste parentesi non hanno portato nulla di nuovo o di utile a quello che stavamo guardando.

Oltre questo, molte scelte fatte per Cult alla fine sembrano non avere un vero scopo o senso. A cosa è servito riesumare Twisty di Freak Show? A parte l’odio per il genere femminile e il suo egoismo, come faceva Kai a spingere le persone a fare tutto quello che gli diceva, semplicemente parlandogli un attimo?! Oltre a dover rappresentare la parte estremista e malvagia della nuova era Trump, il personaggio di Kai alla fine della stagione arriva piatto e prevedibile nel suo modo di fare, stancando pure a lungo andare.

Ci sono stati comunque momenti molto belli e significativi in questa stagione, grazie anche alle performance di Sarah Paulson e Evan Peters nei loro ruoli spesso fuori dagli schemi. Cult ci ha mostrato anche momenti veramente divertenti, come Billy Eichner in una delle prime puntate, quando va a casa di Ally e Ivy urlando “Lesbians, we are under attack!”, scena che se ci penso ancora rido.

Ma alla fine di tutto, American Horror Story: Cult risulta una grossa occassione sprecata, rispetto a quello che ha rappresentato l’anno scorso Roanoke. Molte serie tv stanno cercando di dare una loro interpretazione all’era di Trump, ma questa era la prima che affrontava direttamente di petto la questione. Ma il risultato finale non ha aggiunto niente di nuovo a quello che sappiamo già, dove caos e confusione regnano sia nella serie tv che nella realtà.

Quest’anno è andata così, Ryan Murphy ha toppato come ha fatto altre volte, quindi aspettiamo il prossimo anno per vedere cosa ci riserberà il prossimo capitolo di American Horror Story. Magari nell’attesa possiamo sperare in un futuro impeachment di Donald Trump, possibilità neanche tanto lontana dalla realtà se le cose continuano così.

Wilfred

Quando nel 2007 ho scoperto che per vedere le ultime due stagioni di OZ dovevo usare i sub in inglese, è stato l'inizio della fine.

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