Joshua Jackson torna in TV. E noi non vedevamo l’ora!

the-affair-joshua-jackson-previewDopo cinque stagioni con Fringe e l’estenuante tabella di produzione dettata dalla FOX, Joshua Jackson non aveva alcun desiderio di tornare a far parte del cast di un’altra serie TV. Qualcosa l’ha indotto in tentazione. E alle tentazioni è proprio difficile resistere. Lo sanno bene i protagonisti di The Affair, in onda su Showtime dal 12 Ottobre, in cui Jackson interpreterà Cole, proprietario di un ranch a Montauk, in crisi con la moglie (Ruth Wilson — Luther) a causa della morte del figlioletto. Ma mentre Cole farà i conti con il proprio dolore chiudendosi in se stesso, Alison intraprenderà una relazione extra-coniugale con Noah (Dominic West — The Hour, The Wire), uno scrittore in vacanza. Tutta l’azione è presentata dal punto di vista di Alison e Noah, e ovviamente i dettagli delle due versioni sono notevolmente diversi.
Nell’intervista rilasciata a TVLine, il bellissimo Joshua [aggettivi lusinghieri e apprezzamenti vari sono deliberatamente aggiunti dalla traduttrice che ha sbavato sulla tastiera per tutta la durata del suo lavoro. Professionalità 1 — Chiara 0], l’attore canadese paragonerà Cole ai suoi ruoli precedenti, racconterà cosa lo ha convinto ad accettare di fare un nuovo show, e infine dirà la sua a proposito del finale di Fringe e della sua “principessa”.

– Dopo Fringe, cosa cercavi per il tuo progetto televisivo successivo?
J.: A dire il vero, non cercavo proprio nulla. Ero irremovibile sul volermi prendere una pausa, perché è un lavoro pesante. Puoi chiedere anche a questi ragazzoni. [Punta il dito verso Jared Padalecki e Jensen Ackles, seduti a fianco.] E loro lo hanno fatto per più tempo di me. Ma sai com’è, 22 episodi all’anno diventano opprimenti, anche perché alcuni vengono filmati di seguito, ed è faticoso. Per cui mi sono preso un bel po’ di tempo prima di iniziare a leggere qualche nuovo copione, ma comunque non ero ancora molto persuaso. Poi l’estate scorsa ci sono stati due copioni che ho trovato eccellenti. Il primo era per uno show di una sola stagione, e mi sono detto: “Potrei anche farlo. Una sola stagione, mi sembra perfetto”. [Voci discordanti lo volevano in lizza per il ruolo di Colin Hanks in Fargo o per la seconda stagione di True Detective. Voi su quale puntereste?] E l’altro era The Affair. Mi sono lasciato convincere a ritornare a fare TV dalla qualità del copione e dalla creatrice, Sarah Treem, che mi ha spiegato come sarebbe stata narrata la storia e come vedeva il mio personaggio all’interno di questo quadro.

– Uno show quale Fringe comporta un notevole impegno, visto il suo genere (sci-fi). Ci si investe tanto tempo. Ti intimoriva l’idea di tornare in TV oppure recitare in un drama ti sembra più facile?
J.: Dà molte più soddisfazioni giorno per giorno, perché si fa ciò che ogni attore ama fare: affrontare le relazioni interpersonali. È sicuramente più facile da questo punto di vista, perché c’è molta più carne al fuoco ogni giorno. La cosa che ho imparato da Fringe è che non si possono fare — o se si possono fare, io non ho ancora capito come — 22 episodi di un livello qualitativo di cui si possa essere fieri e al tempo stesso avere una vita al di fuori dello show, senza sentirsi poi distrutti a fine stagione. Per cui, non volevo tornare a fare una cosa simile.

Tra l’altro, lo show non ruota tutto attorno a Cole; e questo, francamente, è anche ciò che mi attirava di esso, dopo essere stato il centro dell’attenzione sia in Fringe che Dawson’s Creek. Il carico di lavoro è significativamente diverso, e poi sono solo 10 episodi all’anno. Prima di The Affair, le esperienze più piacevoli che ho avuto sono state la prima stagione di Dawson’s Creek, di soli 13 episodi, e l’ultima stagione di Fringe, anch’essa di 13 episodi. Mi sembra una quantità di lavoro più fattibile, si riesce a seguire tutto perfettamente, piuttosto che annaspare per stare a galla, ad essere presenti fisicamente e mentalmente, ad essere totalmente coinvolti nel progetto e ad esserne fieri.

Episode 101– Cosa hai trovato di più allettante nella trama di The Affair?
J.: Non era la trama di per sé ad allettarmi, quanto piuttosto le persone dentro quella storia, che sembravano vere ed erano rese in maniera interessante. Succedono tante cose in una relazione, io penso di raccontarne una versione su cui entrambi siamo d’accordo e poi invece non è mai così, perché la tua è diversa dalla mia. Ho pensato che fosse davvero un modo intelligente di analizzare il fatto che ognuno di noi sia protagonista del proprio racconto. Probabilmente è il mio mestiere che me lo fa trovare così interessante. Ognuno di noi è legato ad una personale versione della realtà. Onestamente mi ha colpito molto, e Diane [Kruger] può dirti la stessa cosa. A volte stiamo parlando della stessa cosa, anche accaduta cinque minuti prima, eppure abbiamo due punti di vista completamente diversi. Penso che lo show permetta un intrigante esame delle persone, una cosa sicuramente divertente per un attore.

– I diversi punti di vista sono la parte più interessante. Infatti, non appena ho finito di vedere il pilot, avevo voglia di riguardarlo da capo.
J.: Ottimo! Ne so qualcosa visto che, quando ho letto il copione per la prima volta — forse parlo per maschilismo o più semplicemente per pregiudizio —, quando sono arrivato all’inizio del secondo atto, la parte in cui lei racconta la sua versione dei fatti, il mio cervello si è proprio rifiutato di crederle. Sono dovuto tornare alle pagine precedenti, perché non capivo, e mi chiedevo “Forse non ricordo bene, ma perché questa donna sta mentendo?” [Ride] E penso che sia esattamente ciò che Sarah Treem vuole, che associamo le due cose, che i personaggi della storia siano costantemente messi in dubbio.

– Sei effettivamente andato da Sarah a chiedere “Ma quindi cosa è accaduto davvero? Me lo spieghi? Quale delle due versioni è quella vera?”
J.: Nessuna delle due è vera, ma entrambe sono vere. Ognuna di esse è il genuino ricordo della storia di queste persone. Finiamo per convincerci della nostra versione, e a volte questa non è la più corretta.

– Ma prima o poi ci verrà data la versione definitiva?
J.: Non posso rispondere a questa domanda. [Ride]

– Vedremo il punto di vista di Cole?
J.: La prima stagione sarà interamente incentrata sulla prospettiva di Alison e Noah. Però se n’è parlato. Anche se penso che sia meglio che lo show faccia meglio a concentrarsi solo su loro due. Ricordare due punti di vista è già impegnativo, e se si aggiungono troppe altre voci, lo show finisce per essere un po’ diluito. Se qualche altro pezzo della storia deve essere assolutamente narrato, sono sicuro che qualche altro punto di vista verrà aggiunto. Ma, personalmente, credo sia meglio lasciare le cose per come sono. Dall’interno di queste stesse prospettive si può dire molto della storia di tutti.

– Per tutti coloro che non hanno ancora visto il pilot, chi è Cole?
J.: Direi che Cole è un uomo dalla testa dura, che si ritrova ad affrontare una tragedia in maniera inadeguata. Non è un uomo moderno, capace di parlare delle proprie emozioni ed essere vulnerabile. La sua idea di essere uomo, il primogenito della famiglia per giunta, è quella di essere un leader, di incassare tutti i colpi e continuare imperterrito. E non penso che si renda conto di quanto questo faccia male a sua moglie, che sta chiaramente soffrendo e necessita di qualcuno con cui condividere il proprio dolore. La ama, questo è sicuro, e penso anche che in qualche modo lei lo ricambi; ma non sono capaci di andare avanti, di lasciarsi il passato alle spalle.

È un personaggio molto più profondo e oscuro rispetto a quelli in cui siamo soliti vederti.
J.: Nel primo momento in cui lo si vede sullo schermo certamente lo è… ma non finisce tutto lì. Mi fa strano dire questa cosa: l’unica altra volta in cui ho stuprato una donna sullo schermo è stata all’inizio della mia carriera quando ancora facevo film splatter. [Ride] Scherzo, era un film di molti, ma molti anni fa. Però, è vero, se parliamo di televisione, una trama alla Fringe ha sempre i suoi eroi e i suoi cattivi. Una delle difficoltà di lavorare in TV è che i produttori fanno sempre tanta resistenza al mostrare più lati, che non siano quelli positivi, di un eroe. Per questo il personaggio di Peter era sempre circoscritto.

In Dawson’s Creek, invece, in un certo senso, si è riusciti a vedere questi ragazzi crescere e affontare ogni genere di trasformazione. Si sono fatti del male a vicenda, ma essenzialmente erano delle brave persone. Penso che anche Cole sia una persona decente, ma è certamente opposto ai personaggi in Dawson’s Creek perché non riesce a parlare di ciò che prova, mentre Dawson & co. non facevano altro che parlare, e parlare, e parlare ancora. Non penso che abbia la capacità emotiva per parlarne, o meglio il desiderio di togliersi questo peso dal petto.

– Montauk è una piccola città, è molto difficile tenere qualcosa segreto. Quanto tempo passerà prima che Cole si renda conto di ciò che sta accadendo?
J.: Esattamente. Mi auguro che il pubblico percepisca questa pressione: ti trovi in una piccola città ed ogni momento in cui Alison e Noah sono insieme è praticamente un disastro che aspetta di avvenire. Non ci si può di certo nascondere in un posto del genere.

fringe_peteroliviapark–  Hai ancora qualche domanda senza risposta sulla trama di Fringe?
J.: No. Mi rendo conto che qualcun altro possa averne, ma non si può accontentare tutti. Penso davvero che il produttore esecutivo Joel Wyman sia riuscito a concludere la storia in un ottimo modo. Sono contento che siamo riusciti a tornare per quell’ultima stagione, almeno abbiamo avuto l’opportunità di portare a termine il racconto. Sarebbe stato orrendo se fosse rimasto in sospeso. Nel primo caso, però, si rischia di creare un finale che sia scioccante oppure altamente stucchevole. E invece penso che siamo riusciti a dare una conclusione elegante, felice, adatta alla serie.

– Stavo rivedendo la scena in cui il personaggio di Georgina Haig finalmente ammette di…
J.: Di essere mia figlia? È brava, Georgina. Molto brava. Già, e ora sarà la principessa di Frozen [in Once Upon a Time]. Incredibile!

– Tua figlia è cresciuta proprio bene.
J.: Proprio vero. Ho cresciuto una principessa! [Awwwwwwwww <3]

Fonte.

Quanti di voi guarderanno The Affair con noi? Vi intriga? Dateci sotto con i commenti.

Giglietta

"Si è sempre bene ispirati quando si parla di quello che si ama. La verità è che non si dovrebbe mai parlare d'altro." -- Marcel Proust

Amo la lingua inglese, Shakespeare, il cinema, le serie TV. E Lost è la mia preferita.
Ho una predilezione per gli uomini belli, specialmente se con i capelli ricci, gli 'underdogs', i 'nerds', i 'misfits', i principi azzurri.
Non mi sentirete parlare d'altro!
Anzi no! ;)

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