the handmaid's tale

The Handmaid’s Tale – Gli attori parlano dello scontro al Lincoln Memorial

Il viaggio di June a Washington, nell’episodio di The Handmaid’s Tale di questa settimana è stato un concentrato di terribili rivelazioni e confronti estenuanti. Ma, soprattutto, girare il finale di puntata proprio nella Capitale degli Stati Uniti – come raccontano le star dello show e il produttore esecutivo- è stata un’esperienza impressionante.

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All’apice dell’episodio c’è stato lo scontro senza quartiere tra June e Serena, all’interno di un Lincoln Memorial devastato -nella metropoli di Gilead D.C., la statua del presidente è decapitata- che ha portato al culmine della popolarità mediatica di Fred. Assieme proprio a Serena e June, sulla gradinata di questa location storica, lo vediamo pregare per il ritorno di Nichole davanti a migliaia di Ancelle inginocchiate.
Il tutto, ovviamente, ripreso dalle TV.
(Qui trovate il recap completo dell’episodio)

TVLine ha cercato di catturare l’atmosfera di questo episodio incredibile (e di come sia stato girare ai piedi di Abramo Lincoln) dalle parole di Elisabeth Moss (June in The Handmaid’s Tale), della sua co-star Yvonne Strahovski e del produttore esecutivo Warren Littlefield.

TVLine | Avete girato “Household”, quest’ultimo episodio, al Lincoln Memorial di Washington D.C.
MOSS | Assurdo, vero?
LITTLEFIELD | Ho visto il sole sorgere dalle gradinate del Memorial per due giorni.
STRAHOVSKI | È uno spazio così imponente. È chiaramente un luogo importantissimo a livello storico e per ciò che ricorda a noi della storia americana. È stato un momento davvero speciale.
Ma, allo stesso tempo mi sono sentita incredibilmente a disagio in quel posto, in quell’outfit da Moglie. Una sensazione agghiacciante, con tutte quelle bandiere di Gilead lì, a specchiarsi nella Piscina Riflettente, mentre Joe (Fiennes, Comandante Waterford nella serie) guardava tutto dall’alto della gradinata.

TVLine | Il lavoro dietro le quinte per la messa in sicurezza della location è stato impressionante, e lo shutdown governativo di fine 2018 ha condizionato i vostri programmi come produzione.
LITTLEFIELD | È il Dipartimento Parks, e lì ci sono impiegati federali che ci hanno fornito i permessi per girare. Ci conoscono, ma lavorano lì a Washington con mansioni governative proprio accanto a questi monumenti. Ero davvero in ansia. Non sapevo se avremmo rischiato di essere allontanati, ma loro sono stati davvero incredibili. Ci hanno accolto e supportati mentre eravamo lì. Ci hanno dato una libertà d’azione inimmaginabile.
MOSS | Abbiamo girato lo scontro tra Serena e June di mattina. Ci sono molti meno turisti, più tranquillità.
LITTLEFIELD | Ci siamo anche fermati a parlare e fare amicizia con dei jogger che avevano appena iniziato la loro giornata, lì, su quei gradini, a qualche metro da quelli del famoso discorso di Martin Luther King “I have a dream…”. È davvero vicinissimo al Rose Garden della Casa Bianca, dove si sta consumando una regressione sui diritti umani e civili.
E noi stiamo raccontando una storia che invece ne illumina l’importanza.

TVLine | Girare il climax della scena, così come lo sconforto di June sul finale, ha lasciato il segno sia su Yvonne che su Elisabeth. (E quest’ultima potrebbe aver infranto un paio di regole a fine giornata…)
STRAHOVSKI | Siamo stati lì per 5 minuti d’orologio, quando abbiamo girato, intendo. C’eravamo solo io, Elisabeth, il cameraman e un’altra persona a cui era consentito essere lì. È stato fantastico avere il privilegio di girare questa scena al Memorial -la scena della “rottura”, come la definisco io. [Ride]
MOSS | Urlavamo l’una contro l’altra, in continuazione. Sentire la propria voce che echeggia in quello spazio è epico. E poi, alla fine della scena, non appena Yvonne [Strahovski] va via, Dearbhla [Walsh, la regista dell’episodio] mi ha detto “Ho un’idea”.
Voleva che salissi i gradini della base, come se volessi toccare la statua di Lincoln. Che appoggiassi le mani sul piedistallo, e chiudermi in contemplazione. Ovviamente tutto questo non è consentito, il monumento è inavvicinabile.
Ma hanno rimosso i cordoni per la scena. Pensavamo “Ok, facciamolo e basta. Se veniamo cacciati, pazienza…”.
Ero davvero nervosissima, e mentre mi avvicinavo alla statua, pensavo a quante persone l’avessero mai toccata. Tocco la base, e sento il cuore andare sempre più veloce. Forse adesso scatta l’allarme e mi portano in prigione. Ma è andato tutto bene, alla fine, nessuno ha mosso un dito – a meno che ora qualcuno non legga quest’intervista e mi arresti la prossima volta a Washington. [Ride]

E voi siete mai stati al Lincoln Memorial?
Pensate che sia finita qui tra Serena e June?
Diteci la vostra, e continuate a seguirci per aggiornamenti su The Handmaid’s Tale!

fonte

Andrea Ianniello

Socievole come Rust Cohle dopo un turno da 18 ore, una volta al mese mi concedo di essere il Marty Hart della situazione.
Refill, prego

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