Tom Clancy’s Jack Ryan – Recensione stagione 2

Amazon Prime Video ci riporta dentro gli intrighi di potere e internazionali con protagonista Jack Ryan (John Krasinski).

Jack Ryan torna in azione.

Quando puoi lavorare su una serie TV che vanta già una stagione precedente di grande successo, ma soprattutto diversi precedenti cinematografici, la strada per bissare il successo sembra spianata, ma non è facile stare ai livelli dei predecessori cinematografici e restare al livello di una stagione 1 praticamente perfetta.

Paramount e Amazon ci sono riuscite grazie a una stagione 2, forse meno spettacolare e più contorta, ma sicuramente di grande impatto per lo spettatore.

Sinossi

Jack Ryan (John Krasinski), indaga su un traffico di armi in Venezuela, governato dal presidente Nicolas Reyes (Jordi Mollà). A Caracas arriva anche Jim Greer (Wendell Pierce), seguendo la stessa pista. Quello che troveranno è un paese dilaniato dalla disparità sociale e in piena campagna elettorale che vede Gloria Bonalde (Cristina Umaña) candidata principale contro il dispotico Reyes.

Ambientazione

Sebbene la serie non si scosta molto dalla solita descrizione di paesi sud americani ricchi ma sotto il controllo di grande potenze e quindi incapaci di tenere la ricchezza in casa propria (se non per pochissimi).

Jack Ryan la serie, mostra dunque con grande enfasi questa sperequazione, questa ricchezza mal distribuita a fronte di un paese governato in modo molto dittatoriale da Reyes, e che trova nelle elezioni, l’unico scoglio di democrazia ancora saldo e al quale si appiglia Gloria Bonalde.

Grande cura è stata riservata alla ricostruzione di ambienti come le foreste, i campi di prigionia e i palazzi del potere, quartieri poveri,scenari dentro i quali si sono svolte le varie scene della serie, ambienti che non si sono limitati a fare da sfondo ma sono diventati essi stessi centrali nella storia, come nel caso del rapporto fra Reyes e Ubarri (Francisco Denis), cresciuti nello stesso quartiere povero di Caracas.

Jack Ryan
Una questione personale.

Anche lo scenario politico entro il quale si muovono i protagonisti di Jack Ryan, è quantomeno verosimile, offrendo allo spettatore una visione seppur marginale, abbastanza concreta del ruolo degli USA in uno scacchiere, quello del Sud America, sempre tenuto sotto stretto controllo e quasi colonizzato e bloccato per impedirne crescita e sviluppo. Ma questo è un altro discorso che esula da questa modesta recensione.

Sceneggiatura

Carlton Cuse ha cercato di mantenere tutti i personaggi principali, e in particolare quelli che hanno il loro corrispondente lettarario, entro i canoni dettati da Tom Clancy.

Il fatto di occuparsi di un Jack Ryan precedente a “Caccia a Ottobre Rosso” offre naturalmente più libertà d’azione, ma allo stesso tempo obbliga anche a non snaturare o differenziare troppo il protagonista, la cui evoluzione è come dire obbligata.

Jack Ryan a Colloquio con Jim Greer.

Così in questa seconda stagione, come d’altronde la prima, i personaggi non direttamente legati alla saga letteraria assumono un’importanza quasi vitale per costruire una storia convincente e avvincente. Jack Ryan stagione 2 riesce in pieno in tutto questo anche se in certi tratti, la storia si complica e non fornisce tutte le risposte che lo spettatore si pone.

Una di queste è legata al ruolo di Harriet Baumann, un personaggio che si ritrova implicato nella missione di Ryan in Venezuela, il cui scopo resta centrale per gran parte della stagione, per poi defilarsi lasciando almeno in me molti interrogativi, che forse troveranno risposta nella stagione 3.

Altra scelta interessante è stata quella di dare comunque continuità rispetto alla stagione 1, con Greer a Mosca e Ryan ancora a Washington come analista e uomo d’ufficio.

Le scene action sono risultate più concrete e con poche concessioni alla spettacolarizzazione alla Rambo per intenderci. Più attenzione invece è stata data ai dialoghi e agli stati d’animo dei vari personaggi.

Jack Ryan: non esistono buoni o cattivi

Quello che risalta è un po’ il fatto che non esistono cattivi assoluti e, come già evidenziato in Jack Ryan stagione 1. Tutti hanno delle motivazioni che li spingono in una certa direzione: dall’interesse personale, a quello per il proprio paese, al riscatto da una vita povera e la convinzione di fare il bene del paese oltre che il proprio etc.

Perfino il killer di professione Max Schenkel (Tom Wlaschiha) che appare spietato nella prima parte della stagione, si scopre padre attento e affettuoso.

Questo confine non chiaro fra male e bene è un po’ lo specchio di un mondo reale meno aperto a concessioni favolistiche sul buono senza macchia e il cattivo con il paraocchi destinato a perseverare nella sua becera attività.

Alcuni personaggi secondari, avrebbero meritato maggior spazio.

Perfino Jack Ryan non si pone, e giustamente, come eroe senza macchia, ma anzi per vendicarsi dell’amico senatore, non segue le direttive CIA, non vuole lasciare nulla di intentato per punire i colpevoli andando a volte ben oltre la linea della giustizia.

Chiaro che tutto questa euforia giovanile di Ryan, lo fanno crescere, lo maturano fino arenderlo molto vicino al protagonista dei libri di Clancy. Quello che accomuna il personaggio della serie e quello dei libri, fra le tante cose, è sicuramente la sua capacità di analisi, il suo intuito nel capire le persone.

Probabilmente un Jack Ryan letterario post Ottobre Rosso, avrebbe fatto cose diverse dal giovane e impetuoso Jack Ryan della Serie TV, ma è giusto offrirlo così a noi spettatori.

Tutto perfetto? Niente affatto

So che qualcuno si sarà chiesto, (complimenti comunque per essere arrivati fino a qui nella lettura) se Jack Ryan 2 ha delle imperfezioni. Io direi proprio di sì.

La prima che mi viene da evidenziare è la dispersione. In 8 episodi è complicato già star dentro alla storyline principale sulla quale nulla da dire, ma nel conrtempo si sono ramificate altre sotto trame come quella legata a Matice, Gloria Bonalde, Max il killer e soprattutto Harriett Baumann (Noomi Rapace), l’enigmatica agente segreto tedesco, che sembrava destinata a un ruolo centrale e che invece sparisce senza lasciare tracce.

Cosa dire poi di Reyes e Ubarri? Due personaggi molto ben delineati e che meritavano una maggior attenzione e approfondimento. A volte penso alle centinaia di personaggi davvero forti, ma purtroppo secondari o se non peggio, così perfettamente contornati ma che alla fine vengono inghiottiti dalla storyline principale e non esprimono tutta la loro grande forza.

Il presidente Reyes, spietato dittatore o uomo costretto dagli eventi a diventarlo?

Altro aspetto non positivo a mio avviso, sono stati i dialoghi. A volte troppo affrettati, poco incisivi e anche lontani dal carattere dei personaggi coinvolti. Per esempio Mike November (Michael Kelly), personaggio ottimo, costretto a volte dal copione a fare la parte dello stoccafisso. Messo lì solo a dire sì o no a Ryan e Greer (che puntualmente facevano di testa loro).

Conclusioni

Jack Ryan 2 è una serie da mettere nella lista? Se vi piacciono la spy story, se amate gli intrighi internazionali in chiave moderna, l’azione senza esagerazioni, allora la risposta è assolutamente sì.

Forse qualche purista letterario storcerà il naso, ma questo Jack Ryan deve risultare talmente imperfetto da essere credibile. La serie mostra bene l’evoluzione del giovane Ryan verso quello letterario.

Magari qua e là ci sono delle esagerazioni, ma la sostanza è che questo Jack Ryan a noi piace e non vediamo l’ora di mettere le mani sulla stagione 3.

Avrei preferito un paio di episodi in più per definire meglio certi personaggi, come detto sopra. Per questo motivo metto la seconda stagione un gradino (basso) sotto la stagione 1, che a mio modestissimo avviso è stata migliore.

Ricordatevi di passare nella nostra bellissima pagina Facebook!

Passo e chiudo.

Michele Li Noce

Nato nell'universo alternativo di Fringe diversi secoli fa.
Mio padre alternativo mi ha iniziato alla visione delle serie tv fin dal 1975 con Kojak.
Da quel momento le serie TV sono entrate nella mia vita.
Top 5: Castle, Fringe, X files, Game of Thrones, Once upon a time.
Hobby: Archeologia, misteri, cinema, anime e manga, lettura e scrittura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *