13 Reasons Why – La verità di Hannah

Una serie attuale e un forte messaggio, Netflix’s 13 Reasons Why ha riscosso un grandissimo successo in poco più di due settimane dall’uscita e le motivazioni ci sono chiarissime.
Lo spettro delle possibilità di confronto, ma soprattutto dibattito, è ampio e uno fra i tanti aspetti rilevanti è la visione di Hannah, messa in secondo piano da come la maggior parte dei destinatari abbiano incolpato la vittima o le abbiano dato della bugiarda.
Essere dalla parte di Hannah è abbastanza ovvio, non c’è discorso che tenga contro gli abusi sessuali e il bullismo di cui racconta nel procedere delle 13 cassette, ma il concetto della sua verità è un qualcosa di diverso, molto più labile di quanto pensiamo.

Tony ne parla con Clay durante l’ascolto della propria, la sua amica sta parlando della sua verità, la sua visione della storia e cosa ha provato durante la sua purtroppo breve vita.
Il coro dissonante stona con la voce ormai distante di Hannah in più punti della storia, ma è ovvio che in alcuni momenti i suoi ex compagni di scuola mentano spudoratamente per coprirsi, in altri punti invece è ben più difficile chiarire quale sia la realtà oggettiva dei fatti.

Il punto nel quale ne abbiamo una prova schiacciante è la cassetta di Zach Dempsey, il quale sembra uno delle pochissime persone che hanno riservato ad Hannah un briciolo di gentilezza, ma la situazione si è capovolta a causa della forte pressione a cui la ragazza era stata sottoposta.
Certo, Zach avrebbe potuto evitare di sottrarre quei disegnini ad Hannah, ma ricordiamoci che la vicenda è ambientata in una scuola e i protagonisti sono dei sedicenni, rubare dei bigliettini non è qualcosa di così devastante.
Il problema della verità però non è di certo questo, Zach era effettivamente colpevole di questa leggerezza, ma Hannah sostiene che lui abbia buttato via la lettera che gli aveva scritto, dimostrandole che per lui non valesse nulla.
La realtà come sappiamo è ben diversa e ne abbiamo le prove, quel ragazzone aveva conservato ciò che la sua amica gli aveva lasciato trovare nella sua sacchetta e allora perché Hannah avrebbe dovuto mentire? Probabilmente la sua non era una menzogna, forse era così disgustata dal comportamento dei suoi coetanei da essere prevenuta nei suoi confronti, senza realmente guardare cosa fosse successo o forse Zach aveva buttato il foglio, per poi recuperarlo in seguito.

Un altro punto decisamente più nebuloso è il triangolo Hannah – Alex – Jessica. La Baker sin dalle prime cassette ha sostenuto che il primo a non presentarsi più nel loro ufficio fosse Alex e che in seguito i rapporti tra i tre si fossero deteriorati con lo sbocciare dell’amore tra lui e Jessica.
La narrazione non ci ha fatto pervenire dubbi, specialmente durante la scena dell’appuntamento al cinema tra i due, quando entrambi sembravano stupiti di vedere Hannah al lavoro nel suo giorno di pausa.
Un comportamento del genere dimostra come la coppia stesse cercando evitare meticolosamente l’amica, ma negli ultimi episodi entrambi sembrano essere d’accordo sul fatto che sia stata lei a non presentarsi più per prima al Monet.
Allora, chi dice la verità? È impossibile esserne certi, ma potrebbe essere possibile che sia stata Hannah a distorcere la realtà? Che si sia allontanata per prima, senza rendersene conto e aver realizzato le distanze prese, solo quando i suoi amici fossero diventati una coppia? O è un modo di Jessica e Alex di alleggerirsi di un ennesimo peso?

Quesiti che non troveranno mai una risposta, ma che allo stesso tempo riescono a determinare parte della bellezza di questa serie, ma soprattutto la sua attualità e concretezza. L’adolescenza è fatta di rapporti fugaci, vulnerabilità e volubilità e 13 Reasons Why riesce a dipingerne esattamente queste sfumature nella vita di tutti i protagonisti, dimostrando quanto la realtà cambi a seconda degli occhi di chi guarda. Nessuno può meravigliarsi del successo ottenuto, non solo per i temi trattati (con i quali indubbiamente si riesce a vincere facile), ma come sia stata trasposta con singolare meticolosità, senza banalizzare questo aspetto.

About missdanastood

Parlo troppo e il mio corpo è fatto al 100% di caffeina e rabbia. Se fossi un personaggio di un telefilm, sarei entusiasta come Leslie Knope, pazza come Charlie Kelly, ossessionata da Got come Ben Wyatt il tutto con le fattezze di Kimmy Schmidt e l'armadio di Hannah Horvat

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