13 Reasons Why – Le differenze tra libro e serie TV

Ammetto che è stato difficile seguire la serie TV dopo aver letto il libro. Questo, principalmente, a causa delle abissali differenze che hanno stravolto il punto di vista della me lettrice. Tuttavia non prendete questo mio commento come una critica: la serie merita, sebbene nei suoi tre quarti sembri molto liberamente tratta dal libro.
Perché? Ve lo spiego subito!

Vediamo quali sono state le principali differenze tra il best seller di Asher e la serie TV prodotta da Netflix.

Lo stile narrativo ed il punto di vista

Come vi avevo accennato nel pilot review, nel libro vi è una bi-narrazione, ovvero noi vediamo la storia esclusivamente dal punto di vista di Clay ed Hanna.
Hanna la racconta tramite le cassette e, durante l’ascolto, Clay ci fornisce pensieri e commenti ad alta voce sulla sua versione dei fatti. Non sappiamo quali siano i pensieri degli altri, anche perché non abbiamo il tempo di badare a queste cose!

Al contrario, nella serie TV ci viene offerta una panoramica sulle vite dei principali protagonisti dei racconti di Hanna. La narrazione diviene oggettiva e possiamo vedere l’impatto che eventi e cassette hanno sui singoli personaggi. Dunque, Hanna e Clay non sono i protagonisti principali, ma fanno parte anche loro di un insieme molto più ampio. Talvolta anche un tantino dispersivo.

Timeline

Nella serie TV la timeline viene completamente stravolta! Per dare spessore ai 13 episodi, si è dovuto fare in modo che Clay non bruciasse i tempi e che, quindi, ascoltasse le cassette nell’arco di più giorni. In questo modo ha l’occasione di indagare sulle verità di Hanna, confrontandosi con il resto del gruppo.
Cosa che invece non accade nel libro.

Nel romanzo di Asher, Clay inizia l’ascolto delle cassette il pomeriggio in cui riceve la scatola di scarpe. Anche lì ruba il walkman a Tony e prosegue nell’ascolto per tutta la notte. Come drogato, non riesce a smettere di vivere le vicende di Hanna attraverso la sua voce narrante e, aiutandosi con la mappa (che nel libro la protagonista lascia nell’armadietto di ciascun “motivo” e non nella scatola stessa) segue il percorso che la ragazza indica storia dopo storia. Armato di zaino, girovaga per tutta la città fino al mattino seguente. Piccola tappa all’ufficio postale e poi di nuovo a scuola. Sconvolto e ancora incredulo.

Il cambio di timeline ha avuto la sua influenza anche sul taglio di capelli di Hanna che, nel libro, avviene nel momento in cui Zach inizia a rubarle i bigliettini dal sacchetto (“nessuno mi ha fatto i complimenti per il nuovo taglio”, dice Hanna durante la registrazione), mentre nella serie tv il nuovo look viene posticipato di qualche episodio.

La cassetta di Clay

Chi ha letto il romanzo ha potuto, come me, vivere l’ansia di Clay in attesa che Hanna pronunci il suo nome. Tra le pagine di Jay Asher viene sottolineato meglio lo stato d’animo ansioso del protagonista che, alla fine, risulterà essere il nono della lista. Nella sua cassetta, Hanna lo scagiona ed è costretta a menzionarlo, dal momento in cui è Clay il motivo che l’ha spinta ad andare alla festa di Jessica. Ma non lo colpevolizza.
Sarà Clay a spedire, successivamente, il pacco a Sheri.

Nella serie TV anche questo è stato stravolto. Il motivo è semplice: serviva che tutti i ragazzi (quindi inclusa anche Sheri) sapessero delle cassette e di ciò che avveniva ancor prima di Clay. Sì è potuto dare un ruolo più incisivo alla stessa Sheri che, altrimenti, sarebbe rimasta in panchina.
E così Clay diventa il numero undici, mandando a quel paese il crescendo degli orrori su cui Asher ha costruito la narrazione della storia di Hanna. Da come l’ho vista io, mettere Clay dopo lo stupro e l’incidente di Jeff ha raffreddato un po’ la narrazione. Anche nella serie, però, la storia di come siano andate le cose tra Hanna e Clay durante la festa è rimasta intatta. Ahimè, è mancato il ringraziamento accorato di Hanna, ma ciò non toglie che con e senza quello la reazione di Clay non sarebbe cambiata.
Dunque, essendo diventato l’undicesimo, ed essendo il dodicesimo uno stupratore (per cui difficilmente seguirebbe le istruzioni di Hanna), Clay consegna le cassette direttamente al tredicesimo in lista.

Il rapporto tra Clay e Hanna

A tal proposito, voglio riallacciarmi al discorso di prima parlandovi del rapporto tra i due protagonisti principali.

Nel libro, Clay e Hanna hanno solo condiviso il lavoretto estivo presso il cinema Crestmont. Talvolta è capitato che scambiassero qualche battuta, due chiacchiere e Clay – già follemente cotto – usava la scusa del “cambiami gli spicci” per passare qualche istante in più con Hanna. Il ragazzo non ha mai osato fare un passo in più per paura di scoprire che le dicerie sul suo conto fossero vere. O almeno questa è stata la sua scusa.
Tutto qui.

Nella serie tv il loro rapporto acquisisce una sfumatura inesistente nel romanzo. Sono amici, così tanto che Hanna dà a Clay il nomignolo “Casco”. Parlano spesso, ridono, scherzano, litigano, ballano, guardano l’eclissi e tante cose che, a mio avviso, hanno distorto parte dei racconti di Hanna. Si vedeva che lei con Clay era felice, immaginava un futuro con lui e non faceva che guardare a lui come ad un’ancora a cui aggrapparsi. Come può una ragazza con una tale speranza gettare tutto al vento?
Semplice: dopo la festa di Jessica, nella serie tv, è Clay a dimostrarsi freddo e scostante con Hanna e non il contrario (come avviene nel libro). Qui hanno un pochino toppato.

Tony

Avete presente quel gran figone del Tony della serie TV? Ecco, scordatevelo!
Nel libro, Tony appare un paio di volte al massimo: quando Clay gli ruba il walkman e quando lui lo aspetta in auto nel parcheggio di Rosie’s, volendogli essere accanto durante l’ascolto della sua cassetta.
Questo smonta tutti gli inseguimenti che si vedono nella serie TV.
Hanna affida a lui le cassette e la sua bici blu, dandogli il compito di diffondere la sua storia nel caso in cui qualcuno non avesse seguito le sue indicazioni. Perciò effettivamente Tony segue ciascuno dei “13 motivi”, ma lo vediamo alle calcagna di Clay solo in quell’occasione.

Nella serie TV, invece, è stato affidato a Tony un ruolo molto più ampio. Lui è il narratore onnisciente silenzioso, ovvero sa tutto ma tace, lanciando di tanto in tanto qualche dritta. Pensa di fare la cosa giusta e sembra fin troppo glaciale per essere un presunto amico di Hanna. Almeno fino alla fine quando, convinto da Clay e dalla reazione a catena suscitata dagli eventi, consegna le registrazioni ai genitori di Hanna.

I genitori

E qui voglio allacciarmi ad un’aggiunta che mi è piaciuta molto: i genitori.
Durante la lettura, per com’è impostato il romanzo, non possiamo confrontarci con le reazioni ed i pensieri dei genitori dei ragazzi, fatta eccezione per una breve comparsa del padre di Tony (rimasta tale nella serie) e le volte che intravediamo Lainie Jensen, la madre di Clay. Il protagonista, pur di non tornare a casa, si rivolge a lei per farsi portare la restante parte delle cassette da Rosie’s. Lainie è preoccupata, sa che il figlio le sta mentendo, ma lo lascia libero e, con apprensione, lo saluta. E poi sparisce anche lei dalla nostra storia.

Nella serie TV sono stati aggiunti, tra gli altri genitori, Oliva ed Andy Baker. E qui ci vuole un applauso sia agli attori e sia a chi ha avuto quest’intuizione geniale! Da quello che si sa dal racconto, i genitori di Hanna sono proprietari di un negozio di scarpe (e non di una farmacia) e, dopo la morte della figlia, fanno ritorno nella loro città di origine, dove seppelliranno il corpo di Hanna. Per questo Clay e compagnia bella non ha assistito al funerale e né è stato possibile rendere omaggio ad Hanna al cimitero.
Tutti questi spostamenti li sappiamo grazie a Clay quando risponde alla domanda di Hanna “chissà quanti di voi saranno venuti al mio funerale” dicendo, appunto, che non c’è stato alcun funerale perché Olivia ed Andy l’hanno portata via.

Personalmente, ho trovato le interpretazioni di Kate Walsh e Brian d’Arcy James strepitose, sia nella scena del ritrovamento del corpo di Hanna che nell’affrontare le conseguenze del suicidio della figlia. Non avrebbero potuto fare scelte migliori!
Anche Amy Hargreaves, nei panni di Lainie Jensen, non ha disatteso le mie aspettative.

L’incidente di Clay ed il suicidio di Hanna

Nel libro entrambi questi eventi accadono diversamente: Clay si ferisce una mano, colpendo una recinzione, durante l’ascolto dell’ultima cassetta. Ormai è piena notte, la città dorme e lui può sfogare la rabbia accumulata durante le ore di ascolto.

Nella serie TV, Clay cade dalla bici e si ferisce la testa già nel pilot. Quella ferita si accumulerà ad altre nel corso degli episodi.

Per quanto riguarda il suicidio di Hanna, nel libro varie ipotesi si susseguono nelle settimane che seguono il triste evento. C’è chi dice che si sia tagliata le vene e chi, invece, che abbia ingerito dei farmaci. Ma è proprio Hanna, nelle registrazioni, a svelare l’arcano: si è tolta la vita assumendo un cocktail di farmaci. Dal momento che aveva già sofferto troppo in vita, la protagonista ha optato per il metodo più indolore per andarsene, nonostante avesse pensato anche al taglio delle vene.

Nella serie si è deciso di mantenere la prima opzione, ovvero la morte per dissanguamento. La scena è talmente cruda e realistica che al solo pensiero mi si attorciglia ancora lo stomaco! Katherine Langford è stata strepitosa e straziante in quei passaggi… solo una critica (non a lei): era sempre troppo carina e troppo curata per essere una ragazza depressa ed in procinto di togliersi la vita. Il taglio di capelli non conta come abbrutimento!

La tecnologia

Nel libro questa sconosciuta è praticamente assente, fatta eccezione per il registratore usato da Hanna, il walkman ed il cellulare di Clay. Basta.
Questo per due motivi fondamentali: il primo è che Asher ha scritto il libro poco più di dieci anni fa, quando ancora non eravamo così dipendenti dagli hashtag e dai selfie. Il secondo motivo riguarda l’alone di mistero che gira attorno al luogo e al tempo in cui si svolgono le vicende. Questo, a detta di Asher, è stato voluto affinché il romanzo possa adattarsi a qualsiasi età, epoca e contesto sociale e, perciò, essere attuale ora come dieci anni fa. Non ha importanza il contesto, quanto più la storia narrata ed il messaggio che vuole lanciare.

Dal momento che la serie tv è ambientata ai giorni nostri, era impossibile non introdurre l’uso smodato di cellulare e Facebook anche tra i banchi di scuola. Questi diventano un’ulteriore arma ai danni di Hanna.

Indagini, sesso, alcol e droghe

Mentre nel libro l’unico a voler far luce sulla morte di Hanna è Clay, nella serie tv i coniugi Baker denunciano la scuola, additando alla struttura la responsabilità – indiretta – del suicidio della figlia. Si apre un processo che vede alla sbarra tutti i ragazzi a lei collegati, assieme alla madre di Clay, assunta in qualità di difensore della Liberty High.

Per quanto riguarda la parte “sesso, alcol e droghe”, nel romanzo viene accennato qualcosa, ma l’autore non si è mai soffermato in descrizioni accurate. Addirittura ciò che avviene nella cassetta numero dodici (tra Bryce e Hanna) è così ambiguo da non riuscire ad essere considerato uno stupro. Di fatti, la ragazza allude solo alla mano di Bryce negli slip e basta, parlando – appunto – di masturbazione. Cosa che non succede alla festa di Jessica. Lì lo stupro vero e proprio viene fatto largamente intendere.

Nella serie TV tutti questi aspetti sono molto espliciti: dalle scene di sesso, all’uso di droghe da parte di Justin e Bryce (tra gli altri) e all’accenno di alcolismo di Jessica.

Centocinquanta, la gallina canta, la poesia e… Jeff

Questa è la frase usata da Hanna, Jessica e Alex durante le loro riunioni al Monet, il bar che diventa il loro “ufficio”. Quando uno dei tre usa questa frase, gli altri ascoltano il suo sfogo e via dicendo. Nella serie la frase è stata modificata in “fanculo la vita”.
Un altro cambiamento coinvolge anche la poesia di Hanna,
qualche episodio più tardi. Nel libro, a primo impatto, pare sia indirizzata alla madre, ma ad un’analisi più attenta anche la stessa Hanna capisce di averla scritta a se stessa. Un disperato tentativo di salvarsi da sola.

Invece Jeff, nel libro, non ha tutto questo spazio. Si sa che un ragazzo (lui appunto) muore per colpa del segnale di STOP buttato giù da Sheri, ma gli stessi Hanna e Clay – nei rispettivi racconti – lo ricordano come un ragazzo più grande di cui non sapevano molto.
Al contrario, nella serie Clay diventa il tutor di Jeff e lui uno dei personaggi più belli, a mio parere. Si mostra molto più sensibile e umano di quanto si voglia raffigurare quelli come lui, gli atleti popolari. Instaura una bella amicizia con Clay e lo sprona ad avvicinarsi ad Hanna, diventando il capo shipper del loro fanclub. Oltre che l’unico iscritto. R.I.P Jeff!

Courtney Crimsen

Trafiletto a parte va dedicato a Courtney e al suo essere una spietata doppiogiochista. Il carattere viene mantenuto nella trasposizione dal cartaceo alla TV, sebbene sia stata cambiata qualcosina sugli eventi… giusto per introdurre in scena l’omosessualità della Crimsen.
Se nel libro, per smascherare Tyler, Hanna e Courtney fingono di massaggiarsi in pose accattivanti, nella serie alzano un po’ il gomito. Ciò scatena il gioco “obbligo o verità”, in cui Courtney obbliga Hanna a baciarla. Click! La foto è servita!

Anche la calunnia cambia: nel libro Courtney sparge la voce secondo cui Hanna conservi, in un cassetto, dei sex toys. Nella serie mette in giro voci riguardo l’omosessualità di Hanna, per proteggere la propria reputazione.

Il finale

E qui c’è lo stravolgimento più grande, vediamo perché.

Nel libro, dopo la nottata trascorsa in giro per la città, Clay termina l’ascolto delle cassette, invia il pacco a Sheri e arriva a scuola in ritardo. Ancora sconvolto, non riesce a darsi pace per non aver fatto qualcosa pur di salvare Hanna, colpevolizzandosi per non essersi accorto del suo malessere. Qui incontra Skye e, illuminato dalle parole della defunta Baker, coglie al volo i segnali che gli sono sfuggiti con Hanna.
Il romanzo si chiude con Clay che ferma Skye nei corridoi e con l’implicito messaggio di speranza che ci lascia l’autore. Hanna non è morta invano, almeno non per Clay che può salvare una vita. O almeno può provarci seriamente stavolta.

Nella serie TV il finale acquisisce qualche punto in più. In primis, nell’arco degli episodi vediamo Clay e Skye parlare più volte, mentre nel romanzo si scambiano due parole appena. Tuttavia il loro finale viene lasciato intatto, mentre gli altri devono affrontare le conseguenze delle loro azioni.
Jessica confessa lo stupro al padre; Justin affronta Bryce e se ne va; Tyler confessa l’esistenza delle cassette durante l’interrogatorio; i Baker ascoltano le registrazioni fornite da Tony; Alex tenta il suicidio (prevedibilissimo).
L’ultima scena vede Tony, Clay, Skye ed il perenne terzo incomodo amico/fidanzato di Tony in auto insieme. La tensione inizia a stemperare, tra silenzi e una battuta (in)felice di Tony e molte questioni rimangono aperte per un’eventuale seconda stagione.

N.B. Nella sua prima stesura, il finale del libro era diverso. Jay Asher aveva deciso di far sopravvivere Hanna al cocktail di farmaci e Clay, dopo aver ascoltato le cassette ed essere arrivato a scuola, scopre che in realtà la ragazza non è morta. Tutti la credevano tale poiché i genitori l’avevano fatta ricoverare in un ospedale a due ore di distanza dalla cittadina. Perciò Clay abbandona l’edificio per correre da Hanna e dirle tutto ciò che prova.
Tuttavia, durante l’editing, Asher è stato costretto a riscrivere l’ultimo capitolo. Secondo la sua editor, il suicidio di Hanna doveva essere irreversibile così da rendere più coerente ed incisiva l’intera storia.

E voi cosa ne pensate di queste modifiche? Commentate e fateci sapere tutto quello che vi passa per la testa!

About Mia

Nata - ormai - parecchi anni fa, è da sempre stata una grande appassionata di serie tv, ma solo con l'avvento dello streaming ha iniziato a seguirne talmente tante da mandarsi da sola in fumo il cervello. Partita con "The Vampire Diares" (che non segue più per ovvi motivi di declino), si addentra ben presto in questo mondo che la porta a scrivere recensioni random e a gestire una pagina su Facebook. Oncers incallita, ha una passione folle per Matt Bomer e Nathan Fillion, che ama disperatamente e senza alcuna possibilità di vederli nemmeno da lontano. Ha un "omino del cervello" con fandom tutti suoi, il ché la fa sembrare spesso e volentieri un po' comicamente contraddittoria. Stanno litigando tuttora. Visto che passa un bel po' di ore davanti al pc per vedere telefilm, ama allietare questi momenti con del buon cibo spazzatura: una rovina per la forma fisica, ma anche per questo la colpa ricade sull'omino del cervello. #scaricabarilemodeon Non ha ancora capito la vera utilità di Twitter (e non le frega più di tanto), si diletta tra la costante ricerca di un lavoro - che teme di non trovare mai - e la quarta stesura del suo primo romanzo che sembra essere quella buona. Il tutto tra una distrazione e l'altra. E le montagne di libri che deve ancora leggere.

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2 comments

  1. Ciao stavo leggendo un pò di curiosità in giro mentre guardo la serie tv e ti volevo far notare che la frase “fanculo la vita” è una traduzione (totalmete sbagliata per conto mio) di F.M.L. che invece si dicono nella serie tv in lingua originale. FML sta per Fuck My Life che viene usata con il significato di “la mia vita fa schifo” (con anche un pò di ironia) quindi ben diverso dalla traduzione. Nel libro invece, nella versione originale dicono “Olly Olly Oxen Free” che è una specie di filastrocca da bimbi che si usa per fare un esempio mentre si gioca a nascondino (l’equivalente di bomba libera tutti) e in situazioni simile nei giochi.

    Ciao e grazie per l’articolo, molto interessante

    Domenico

  2. Ottimo articolo, un libro in più da aggiungere alla interminabile lista dei libri da leggere.

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