A Million Little Things – Non convince del tutto la serie ABC

A Million Little Things è una specie di Mistresses al maschile ma in attesa di vedere le nuove puntate, la serie ABC con protagonista fra gli altri David Giuntoli (Grimm), non convince del tutto finora.

A million little Things: Eravamo 4 amici al bar…uno si è buttato di sotto,,,

Sinossi

ABC ha pensato bene di buttarsi sul genere “This is Us” e sta proponendo al pubblico USA “A Million Little Things”. La storia è semplice ma proprio per questo motivo più semplice da manipolare e variare a livello di storyline: 3 amici di vecchia data, affrontano la perdita dell’altro amico del cuore che si toglie la vita apparentemente senza motivo.

Questo fatto porta tutti a guardarsi dentro e a rivedere il loro legame di amicizia e le loro relazioni con la famiglia, il lavoro e l’amore. Fin qui direi tutto bene: la classica ricetta della vita raccontata fra sorrisi e pianti che la fa da padrona nei ratings USA. Quello che invece non funziona è l’interazione fra i protagonisti e la difficoltà dello spettatore medio nell’immedesimarsi nei protagonisti.

A million little Things: bravo David Giuntoli ma lo preferivo in Grimm.

Nel primo episodio si è badato molto a fornire delle pennellate di sceneggiatura che descrivessero i caratteri dei personaggi, ma a mio avviso si è teso troppo alla standardizzazione della tipologia che, tolto forse il personaggio di Eddie Saville (David Giuntoli) non sono riusciti ad arrivarmi a livello emozionale.

Personaggi ed interpreti

Eddie Saville (David Giuntoli). Come anticipato prima, è forse il personaggio migliore di questo esordio di “A Million little Things” e gran parte del merito lo si deve più alla bravura di Giuntoli che alla profondità del personaggio. Eddie è un uomo disoccupato che vive una relazione extraconiugale e tenta di lasciare la moglie Katherine (Grace Park), più concentrata nel suo lavoro che a badare alla famiglia.

 

A million little Things: immagini dell’episodio 3.

Eddie è però troppo vigliacco per dargli un taglio, per dare forza alla sua azione e Giuntoli è davvero bravo a trasmetterci questa incertezza, questa difficoltà nel rapportarsi ad una moglie fredda e assente che quasi ha disprezzo per il suo compagno musicista e al pubblico arriva forte questa sensazione di estraneità fra i due.

Rome Howard (Romany Malco). Ci viene presentato come il creativo del gruppo, colui che realizza i loro filmati, che in qualche modo cementa i ricordi dei 4 amici. Ma la prima scena che lo vede protagonista è quella di un tentato suicidio con un cocktail di pillole e solo la notizia della morte dell’amico Jonathan o fa tornare sui propri passi. Il personaggio di Rome è però troppo distante e di difficile interpretazione e non  riesce a “bucare” lo schermo malgrado la buona prova di Malco. La sensazione è stata come quella di vedere la sua vicenda, attraverso una lente sfocata e distante, forse perché le ragioni legate alla sua volontà di togliersi la vita sono apparse molto leggere e sbiadite. Il suo malessere, il male oscuro non mi è arrivato con la forza con la quale invece sembra sia parte della sua vita.

A million little Things: Rome con la moglie.

Gary Mendez (James Roday). Gary ha un cancro al seno in remissione e intreccia una relazione con una donna conosciuta durante una riunione fra malati di cancro. La vicinanza con la morte lo mette davanti a situazioni opposte rispetto a Rome e all’amico suicida Jonathan. Lui vuole vivere e brinda ogni giorno che Dio gli concede su questa terra. Forse è l’uomo meno ipocrita dei 3 ed è quello che li spinge a guardare dentro se stessi, mentre tutto il mondo urla nel palazzetto. A lui si deve il merito di spaccare in qualche modo questa rocciosa ipocrisia fra loro e provare ad andare oltre Jonathan.

Jonathan Dixon (Ron Livingston). Credo che da morto abbia creato più sconquassi di quando era vivo. Lui è forse l’altro personaggio la cui assenza pesa più di tutte sulle chiavi di lettura di questa serie, che forse non arriva in pieno ma ha interessanti tematiche che a mio avviso gli showrunner non hanno ancora sfruttato, ma siamo all’inizio. Lui è la scintilla del gruppo da morto quanto da vivo e la sua morte si intreccia con le esistenze degli altri amici e in particolare di Eddie.

A million little Things: il club delle donne.

Attorno ai 4 protagonisti ruotano anche altri interessanti personaggi femminili che ovviamente svolgono dei ruoli  precisi e ben caratterizzati. La fresca vedova Delilah (Stephanie Szostak), Maggie Bloom (Allison Miller), la giovane nuova donna di Gary e Ashley Morales (Christina Ochoa) , bellissima ed enigmatica segretaria di Jonathan. Alla lunga è probabile che le 3 donne unite a Regina Howard (Christina marie Moses), moglie di Rome, possano diventare l’alter ego femminile dei 4 protagonisti maschili.

Critica dei primi episodi

La serie sembra ben costruita. La sceneggiatura sembra ben dosata e dosa bene parte drammatica con parti più leggere e alcune situazioni tengono lo spettatore sicuramente interessato, specie per la parte relativa alla morte di Jonathan e delle conseguenze che ne derivano.

Purtroppo gli attori, per quanto ben inseriti nei propri ruoli, faticano ad arrivare al cuore degli spettatori e solo Giuntoli, ma sospetto per pregresse simpatie personali dello scrivente, riesce ad uscire dall’anonimato. La vicenda, e mi rivolgo a chi ha visto Mistresses versione USA, sembra quasi la continuazione al maschile. Ma mentre le 4 amiche di Mistresses avevano una grande forza che arrivava subito fin dalle prime puntate, qui sembra esserci una specie di muro e più che essere partecipativi delle emozioni, si è freddi spettatori.

A million little Things: Maggie.

Tecnicamente “A Million little Things” è un prodotto di ottimo livello. Le ambientazioni sono ben studiate così come luci e fotografia e la sceneggiatura sembra pronta a seguire strade diverse e forse per questo gli showrunner hanno preferito in questi episodi iniziali, dare solo una visione di insieme senza eccedere troppo in particolari o chiudersi possibili sviluppi futuri come è ovvio.

Conclusioni

A Million little Things è una serie molto soggettiva. Puoi innamorartene o puoi odiarla profondamente e lo dico fin da questi primi episodi. Il mio consiglio è di vederla perché la storia sembra ben costruita e anche perché dare giudizi definitivi mi sembra prematuro.

Il pilot inquadra bene i personaggi, le loro problematiche e le interazioni, ma il tutto sembra essere filtrato attraverso un vetro distorto e ammetto di aver fatto fatica a simpatizzare con i protagonisti, riuscendovi solo in parte come detto sopra.

About Michele Li Noce

Nato nell'universo alternativo di Fringe diversi secoli fa. Mio padre alternativo mi ha iniziato alla visione delle serie tv fin dal 1975 con Kojak. Da quel momento le serie TV sono entrate nella mia vita. Top 5: Castle, Fringe, X files, Game of Thrones, Once upon a time. Hobby: Archeologia, misteri, cinema, anime e manga, lettura e scrittura.

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