Anime su Netflix (ma non solo) – Kill La Kill

Buongiorno pregevoli lettori e lettrici di Serial Crush, inizia oggi una nuova rubrica curata dal vostro Zed Heychfrau del cuore nella quale ci occuperemo di discutere/recensire/consigliare qualche anime degno della vostra attenzione su Netflix e sulle altre varie piattaforme disponibili.

Iniziamo con un folle prodotto nato dalle menti di Hiroyuki Imaishi e Kazuki Nakashima per lo studio Trigger nel 2014, di recente reso disponibile in italiano su Netflix.
La coppia aveva già lavorato in precedenza a Sfondamento dei cieli Gurren Lagann e, permettetemi di dirlo, si vede.

-DISCLAIMER: MILD SPOILER ALERT-

KILL LA KILL

L’anime narra le gesta di Ryuko Matoi, vagabonda armata di una gigantesca forbice/katana, dal suo arrivo allo strampalato ed imponente liceo Honnoji fino allo scontro finale col vero villain della serie, in un crescendo di scontri al cardiopalma immersi in una girandola di personaggi bizzarri.

Sin dall’inizio l’anime si manifesta per ciò che è veramente: una continua sovversione dei topoi presenti in quasi ogni shonen prodotto negli ultimi 40 anni. Un folle e ribelle compendio di tutti gli eccessi propri dell’animazione nipponica al servizio di una narrazione per nulla scontata, anche quando finge con tutte le sue forze di esserlo.

All’interno degli intrecci narrativi trovano posto stilettate piuttosto pesanti rivolte al sistema scolastico giapponese e alla sua continua ricerca dell’omologazione, infatti il liceo Honnoji, con i suoi eccessi in fatto di uniformi ed…uniformità (ovviamente giustificati dalla trama, che vede i protagonisti lottare contro una razza aliena che prende la forma di abiti per poi soggiogare gli abitanti del pianeta invaso, lasciando che siano gli stessi futuri schiavi a desiderare di essere “usati” da loro, a causa dell’iniziale inebriamento dato dai superpoteri garantiti dagli abiti stessi) non è altro che una metafora spinta a 400 km/h della reale scuola giapponese, tanto che già dal secondo episodio la co-protagonista -e “finta” villain- Satsuki, si prende la briga di ricordarci che le tanto amate, da noi, uniformi scolastiche viste in tutti i manga non sono altro che copie delle uniformi dell’esercito nipponico.
I personaggi sullo sfondo sono sempre disegnati in maniera da essere indistinguibili l’uno dall’altro, agiscono come automi e sono sacrificabili, soprattutto quelli legati ai vari “club” presenti all’interno dell’istituto. Questi ultimi sono poi organizzati in maniera smaccatamente paramilitare, anche quando viene svelata la loro reale natura.

Altro principio “sacro” degli shonen che KLK scardina con violenza è il fanservice, che nella serie raggiunge livelli talmente ridicoli da, appunto, mettere in ridicolo il concetto stesso di fanservice; salvo poi scoprire le carte e lasciare che lo spettatore accetti il fanservice non per ciò che sembra (il gratuito mostrare culi sodi e tette gigantesche) ma per ciò che è (qualcosa intimamente legato allo svolgersi della trama).
Gli autori riescono anche ad intaccare la sacralità che negli anni ha assunto, nel genere majokko, l’oggetto “feticcio” che dona alla protagonista superpoteri incredibili, trasformandolo in un personaggio a sé, con un arco narrativo e un finale glorioso (per non parlare del fatto che, quando l’oggetto ci viene presentato, accade in una sequenza quasi disturbante).
Altra caratteristica di KLK è quella di farsi beffe dell’usanza tutta nipponica di far annunciare ai protagonisti i nomi dei personaggi e delle tecniche usate, completando l’annuncio con una scritta in sovraimpressione.
Nell’opera dello studio Trigger questi “cartelli” diventano talmente grandi ed assurdi da coprire per intero lo schermo (sic!), quasi vanificando la loro funzione di supporto e “rovinando” la scena in sé e per sé.
Oltre al fatto che spesso annunciano cose del tutto inutili.

Altro argomento sul quale l’anime si prende delle grandi libertà è il “ruolo” dei sessi nelle storie classiche.
Ryuko è una guerriera così come tante altre donne della narrativa pop giapponese, ma lo è in un modo che non lascia spazio alla presenza di una controparte maschile, sia nel ruolo di “salvatore” che in quello di semplice contraltare (per farla breve: non ci sono tizi in smoking e cilindro a salvare la giornata), infatti la controparte di Matoi è un’altra donna.
Inoltre ci sono varie teorie, alle quali aderisco in toto, che vedono Ryuko e Mako come lesbiche e, in un anime che in superficie si mostra come “tutto tette e culi”, la loro ipotetica (non per me*) relazione viene gestita come la più naturale delle cose**, senza nessun accenno alla pruriginosità che di solito questi argomenti portano.
Dal punto di vista tecnico KLK è un trionfo di fluidità delle animazioni ed eccellenti coreografie dei combattimenti, il tutto accompagnato da un Chara Design moderno ed accattivante.

In sostanza un anime divertentissimo ed inusualmente significativo, da gustarsi tutto d’un fiato grazie alla pratica religiosa del Binge Watching.

 

VOTO: 8

 

*prima della battaglia finale Mako chiede a Ryuko di uscire (in inglese lo hanno tradotto direttamente con “ask you on a date”) e la bacia sulla bocca, in più non smette mai di dire al mondo quanto trovi Ryuko sexy e bellissima, arrivando ad insultare le tette di Satsuki dicendo che quelle di Matoi sono molto più grosse e belle (ironico visto che, inaspettatamente, il personaggio più “fornito” è proprio lei).
La protagonista, dal canto suo, sembra completamente disinteressata quando si parla di uomini e reagisce in modo violento a qualsiasi attenzione rivolta nei suoi confronti dai suddetti pene-dotati.
Inoltre accetta immediatamente l’invito di Mako e, nell’impeto della battaglia finale, usa quell’invito per darsi ulteriore carica.

**E ci mancherebbe altro!

 

About Zed Heychfrau

Un neofita delle serie tv, capitato per caso da queste parti. Detesta la maggior parte delle casate di Westeros, spera che Arya Stark uccida milioni di persone e che Hodor resusciti per sposare Brienne di Tarth. Nella vita di tutti i giorni adora la sua personale Trinità formata da Peter Parker, Rocket Raccoon e l'Orso Paddington, inoltre è convinto di essere uno scrittore di romanzi di fantascienza, così come è convintissimo di averne già pubblicato uno. Lasciatelo perdere e non dategli da mangiare dopo mezzanotte. Tra l'altro non si chiama davvero Zed.

Check Also

Anime su Netflix (ma non solo, soprattutto stavolta): My Hero Academia

Nella serata di ieri è andato in onda, su Italia 2 alle 21:10, il primo …

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa i cookie. Chiudendo questo avviso, scorrendo o cliccando acconsenti all\'uso dei cookie da parte di Google. Per Maggiori Informazioni | Chiudi