Breaking Bad – Dieci anni dopo

‘You clearly don’t know who you’re talking to, so let me clue you in.
I am not in danger, Skyler. I am the danger.
A guy opens his door and gets shot and you think that of me?
No. I am the one who knocks!’

Sono trascorsi esattamente dieci anni dalla messa in onda di uno dei pilot che hanno segnato in maniera indelebile il panorama delle serie TV, dando il via nel piccolo schermo a uno dei lavori più complessi e meglio riusciti in circolazione, ancora acclamati unanimemente dal pubblico di ogni fascia d’età.
Trasmessa tra il 2008 e il 2013 dal canale AMC, Breaking Bad è il capolavoro indiscusso di Vince Gilligan, meticoloso showrunner che ha imbastito un’opera monumentale tenendoci incollati allo schermo carichi di adrenalina dal primo all’ultimo frame.
La serie conta 5 stagioni, un totale di 62 episodi e la consapevolezza di aver conferito nuove accezioni al concetto di serialità e di episodio, più pregne di significato e più coese nella narrazione.

Ambientata nella cittadina di Albuquerque, nel New Mexico, la serie ha come protagonista Walter White (Bryan Cranston), un professore di chimica profondamente insoddisfatto della sua vita, costretto a svolgere un umiliante secondo lavoro in un autolavaggio per poter far fronte alle difficoltà economiche della sua famiglia: sua moglie Skyler (Anna Gunn) è infatti incinta di un secondo figlio, mentre il primogenito, Walter Jr (RJ Mitte), è affetto da una paralisi celebrale che gli causa difficoltà nei movimenti e nel linguaggio.
Walter White è il ritratto quasi fantozziano di un uomo mediocre e accondiscendente, ma quando gli viene diagnosticato un terribile cancro ai polmoni il mondo gli crolla addosso.
Il fortuito incontro con Jesse Pinkman (Aaron Paul), uno spacciatore locale di poco conto nonché suo ex studente del liceo, lo convince ad iniziare a cucinare cristalli di metanfetamina, creando un prodotto talmente puro nelle sue caratteristiche chimiche da spiccare prepotentemente sul mercato dello spaccio.
Il successo del suo prodotto e la gratificazione personale nel risultare uno dei cuochi migliori in circolazione lo portano a maturare l’idea di conquistare e controllare progressivamente l’intero mercato della droga.

Il punto di avvio attorno al quale si sviluppa l’intera storia è lineare e definito prontamente fin dal pilot, che introduce subito il telespettatore direttamente al nodo centrale dell’intero show, dal quale poi, con le successive stagioni, si svilupperanno nuovi filoni narrativi.

Attorno alle vicende di Walter e di Jesse si sviluppano le storyline dei personaggi secondari, alcuni dei quali sono riusciti a ritagliarsi uno spazio e un’importanza sempre maggiore, passando da essere semplici comparse occasionali a veri e propri protagonisti/antagonisti amati e odiati da tutto il pubblico senza remore.
Il risultato è quindi simile a quello di un’opera corale a più voci, dove si trova il tempo persino per approfondire i personaggi minori.

Nel caso specifico il riferimento vola immediato a Saul Goodman (un eccelso Bob Odenkirk), l’ilare avvocato ebreo di origine irlandese che si è guadagnato uno spin-off tutto suo, Better Call Saul, e a Gus Fring, (magnificamente interpretato da un altrettanto magnifico Giancarlo Esposito) proprietario di una catena di fast food, Los Pollos Hermanos, e di un impianto di lavanderia industriale – i quali in realtà gli forniscono una geniale copertura per il riciclaggio di denaro sporco derivato dalla vendita della metanfetamina – introdotto in sordina durante la seconda stagione e divenuto ben presto il principale ed eccelso villain della serie.
Ma Gilligan ritaglia il giusto spazio anche per esplorare Skyler White, la comprensibilmente odiosa moglie di Walter, il figlio Walter Jr, il borioso cognato Hank, agente della DEA (l’apice della tragicomicità), la cleptomane cognata Marie e lo spietato Mike, investigatore privato al servizio di Saul e killer professionista assoldato da Gus.

Breaking Bad è una storia umanamente imperfetta, perché mostra sul piccolo schermo una storia di vita che ognuno di noi avrebbe potuto esperire sulla propria pelle. Ma non si sofferma troppo a descrivere la drammaticità di una malattia distruttiva, piuttosto ricerca metafore, crea scene e imbastisce discorsi memorabili andando ad impattare sul piano emotivo del telespettatore e ponendolo progressivamente in una situazione di dissidio interiore, dove ci si trova costretti a riflettere sul vero significato di protagonista e a scegliere da che parte stare.
L’intento primigenio della serie è racchiuso nel suo titolo stesso, breaking bad, espressione colloquiale di ‘to break bad’, ovvero l’atto di sfidare le regole, fregarsene delle leggi e dell’autorità, commettere illegalità per un gusto personale, arrivando persino a trarne piacere e a perseverare negli intenti, spingendosi oltre i confini, per averne ancora di più.

Walter White non è altro che un Anakin Skywalker che cede alle lusinghe del Lato Oscuro della Forza, trasformandosi progressivamente da bonario, scontento, insoddisfatto e mediocre essere umano nella sua controparte Sith, Heisenberg.
Nella sua discesa verso l’Oscurità costellata da bugie, inganni e sotterfugi, Walter si trascina dietro anche Jesse, sciagurata anima perduta che trova nel suo ex professore un mentore odiato e rispettato al contempo.
Da protagonista iniziale, Walter assume gradualmente le sembianze di antagonista, progredendo nel suo cammino verso la perdizione, divenendo così un Dante che non solo ha smarrito la retta via, ma che non ha nessuna intenzione di cercare Virgilio per farsi aiutare ad uscire dall’Inferno e  riveder le stelle.
In una tale condizione di perdizione totale del protagonista, è Jesse quindi a diventare l’eroe della situazione, passando da un inferno ad un altro, commettendo errori su errori, perdendosi mentre cerca la sua strada e contraddicendosi nel mentre, ma mantenendosi sempre integralmente puro e libero dai demoni dell’inferno walteriano.

Tra gli episodi emblema è impossibile non menzionare il claustrofobico Fly (3×10), un virtuosismo di regia infarcito di metafore e piccole anticipazioni.
Costruito attorno alla disperata e folle caccia ad una mosca penetrata nel laboratorio, il piccolo insetto è lo spunto che permette un confronto tra Walter e Jesse e sancisce lo sgretolamento definitivo della morale di Mr White, verso il definitivo passaggio al Lato Oscuro.

Il rapporto tra Walter e Jesse è una delle dinamiche umane meglio riuscite e scritte dell’intera serie. Una montagna russa fatta di scontri – anche piuttosto violenti – di abbracci, di dialoghi a cuore a cuore e di machiavelliche e mefistofeliche manipolazioni.
Un ragazzo spostato, senza punti fermi, con alle spalle un background familiare disastroso che prova a ricercare una sorta di figura paterna in un uomo di mezza età con i giorni contati che non ha più molto da perdere se non la sua integrità morale, cambiando ciò che era per rompere le regole.
Il parallelismo tra Anakin/Darth Vader e Walter/Heisenberg è calzante fino agli ultimi frame di Felina, col quale viene magistralmente e coerentemente chiuso il cerchio perfetto di un cammino di perdizione e redenzione in extremis.

L’intero modus narrandi di ogni stagione viene costruito attorno ad un arco temporale ben definito, dove i confini tra un episodio e l’altro sfumano irrimediabilmente fino a dissolversi del tutto. Ciò a cui si assiste è paragonabile quasi ad un lungo film, ricco di piccoli dettagli inseriti in un incastro talmente perfetto da apparire completo solo alla fine, quando il tutto unico assume finalmente un senso pieno.
L’accumulo di dettagli funziona magnificamente nel meccanismo più grande e complesso, tanto da tenere sempre vivo l’interesse dello spettatore, senza affaticare mai il passo nel corso degli episodi, raggiungendo l’apice più alto nel corso della quarta e meravigliosa stagione, per poi assestarsi definitivamente fino al series finale, dove tutti i nodi vengono al pettine.
Vince Gilligan ha sviluppato un arco narrativo complesso e completo, in una pianificazione talmente precisa e puntuale da sfiorare quasi il maniacale. La cura sapiente che ha impiegato lo showrunner nel tratteggiare la psicologia del protagonista e nel gestire tutto il corollario di personaggi secondari che gravitano attorno a Walter White e a Jesse Pinkman gli ha consentito di confezionare uno show talmente perfetto, coeso e coerente con se stesso da far diventare Breaking Bad una delle serie TV più acclamate di sempre, facendo, negli anni della messa in onda, abbondante e meritatissima scorpacciata di Emmy Awards.

Come disse Vince Gilligan la morale della serie è che ‘ogni azione ha le sue conseguenze’, creando così un degenerativo effetto domino che innesca un qualcosa in apparenza semplice ma in sostanza geniale.

A dieci anni dalla messa in onda del pilot, permangono ormai una manciata di creature leggendarie a non avere la pelle d’oca o i brividi di piacere al sentir nominare Breaking Bad.
Se siete tra queste, armatevi di piumone, pigiama, Netflix, bottiglia e sigaretta (opzionale) e recuperate.
Leggenda narra che Breaking Bad crei dipendenza ad ogni frame, ma vi posso assicurare che in circolo ci sono droghe che creano una assuefazione peggiore.
Persino dei purissimi cristalli di meth di Mr White.

About anna_who

Top 5: LOST, Doctor Who, Twin Peaks, Sons of Anarchy, Sex and The City. Classe 1990. Ama alla follia lo sci-fi, il fantasy e tutto ciò che implica il genere soprannaturale. L'incontro con le serie tv avviene in tenera età, quando i suoi la iniziano a Charmed, X-Files e ER. Trascorre l'infanzia tra le crisi adolescenziali dei ragazzi di Capeside e le avventure della Scooby Gang: è a questo periodo che risale la comparsa di alcuni sintomi della telefilia. La sua dipendenza non ha trovato altra cura se non quella di assecondare la sua innata capacità di guardare un episodio dietro l'altro fino a farsi bruciare gli occhi.

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One comment

  1. Splendida. Pensavo fosse impossibile girare una serie ancora più bella… ma ho dovuto ricredermi quando ho visto “Better call Saul” :).

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