Game of Thrones – Recensione 4×09 – The Watchers on the Wall

“Night gathers, and now my watch begins. It shall not end until my death. I shall take no wife, hold no lands, father no children. I shall wear no crowns and win no glory. I shall live and die at my post. I am the sword in the darkness. I am the watcher on the walls. I am the shield that guards the realms of men. I pledge my life and honor to the Night’s Watch, for this night and all the nights to come”

Vi siete mai soffermati a ripetere il giuramento dei Guardiani della notte? E’ bellissimo, le parole rotolano sulla lingua in maniera estremamente piacevole e musicale. Sembra lungo, ma quando hai finito di dirlo ti rendi conto che è incredibilmente breve. Proprio come la vita sulla barriera; ti aspetteresti di vivere cent’anni, come Maestro Aemon, e poi ti piombano addosso i Bruti e ti ritrovi con una freccia infilata nel collo e non hai nemmeno tempo di riconciliarti con i tuoi Dèi, vecchi o nuovi che siano. Signore e signori benvenuti nell’ennesimo nono episodio psicologicamente distruttivo di “Game of thrones”: let our watch begins. La trama di questo episodio molto in breve: i guardiani della notte aspettano i Bruti, i bruti arrivano, succede il finimondo, vincono la battaglia i Corvi, ma visto che i Bruti sono migliaia di migliaia è una vittoria un po’ traballante, al momento. Ma di cosa parla davvero questo episodio? Parla di onore, coraggio e amore. Non ho iniziato a caso con il giuramento, questo viene ripetuto in diversi punti, all’inizio è quasi una giustificazione di Sam che ci tiene a specificare che seppure i Guardiani della notte giurino di non avere mogli o figli, nessuno vieta loro di fare sesso. E se ci pensate è un po’ comico ridurre qualcosa di così maestoso come un giuramento fatto davanti agli Dèi – vecchi o nuovi che siano – ad un testo da interpretare per trovare una scappatoia per poter soddisfare i propri desideri. Ma visto che è Sam a portare avanti il discorso, in realtà più che opportunismo, suscita tenerezza. La seconda volta in cui viene ripetuto è veramente indice dell’onore e della devozione degli uomini dei Guardiani al compito che si sono assunti. Infatti Grenn e altri cinque compagni devono difendere il cancello esterno dall’attacco di un gigante che penetrando nel castello nero metterebbe duramente alla prova l’esito della battaglia. Jon lo manda nel tunnel dicendogli “Hold the gate” e con forza, onore e sacrificio, quegli uomini, hanno tenuto fede all’ordine, dandosi coraggio nel rievocare il giuramento, in uno dei tanti momenti toccanti di questo episodio. Un altro momento estremamente emozionante è quello in cui Ser Allister Thorne, odioso maestro d’armi del Castello Nero, che ha assunto il ruolo di Lord Comandante ad Interim, dopo la morte di Lord Mormont. Tanto nella serie quanto nei libri quest’uomo non si sopporta, eppure in questo episodio sono riusciti a fare di lui un grande condottiero, capace di ammettere i suoi errori – dicendo a Jon che dovevano sigillare il Tunnel di accesso al castello quando ne avevano l’occasione, ovvero quando lui stesso l’aveva suggerito – e anche di pronunciare discorsi di incitamento che riescono a smuovere le coscienze dei suoi uomini e anche di chi davanti allo schermo ne osserva le gesta. Inoltre si dimostra un abile combattente, dando filo da torcere a molti almeno fino a che Tormund non lo ferisce ad una gamba costringendolo a ritirarsi dalla battaglia. Applausone al personaggio rivelazione di questo episodio, confesso di averlo stimato moltissimo.

Abbiamo detto che questo episodio parla di coraggio e un piccolo accenno l’abbiamo dato descrivendo il sacrifigio di Grenn e dei suoi compagni, ma non è l’unico. Anche Sam dimostra estremo coraggio lasciando Gilly nelle cucine e tornando fuori, a combattere con i suoi confratelli. Il discorso che fa a Pyp sul fatto che la paura scompare quando ti accorgi che non sei più niente e quindi non hai niente da temere, ci fa comprendere quanto il suo personaggio sia cresciuto, se consideriamo il suo punto di partenza: un grassoccio figlio di Lord mandato alla barriera perché troppo debole, timido e codardo per essere all’altezza delle aspettative di suo padre. Adesso Sam è ancora un uomo gentile e forse non è il più atletico dei Guardiani della Notte, ma ha abbastanza coraggio per affrontare un estraneo, un’orda di bruti e anche per infondere un po’ di saggezza a Pyp, mentre gli passa le frecce, così che come balestriere possa coprire gli uomini che combattono nel piazzale del fortezza. E’ anche giusto citare però il coraggio del popolo libero che rivendica il suo diritto a sopravvivere e che per questo prende d’assalto la barriera e il castello, nella speranza di superarlo ed arrivare a Westeros. I Bruti non conoscono la paura e tanto meno il riposo, si battono fino allo stremo, ciascuno assecondando le proprie caratteristiche. Non indietreggiano e non si arrendono; lo stesso Thormund, anche davanti all’evidenza della sconfitta, continua a menare colpi non accettando di essere incarcerato. E sempre in tema di bruti non dimentichiamoci di Gilly che da città della Talpa si arma di bimbo e riesce a raggiungere il castello nero, se non è coraggio mettersi in marcia al freddo e al gelo, da sola, pur di raggiungere l’unica sicurezza che conosce, ditemi voi cosa potrebbe esserlo. C’è anche un momento per l’antitesi del coraggio, perché Game Of Thrones è unione di ghiaccio e fuoco e di opposti che convivono; quindi era necessario avere un esempio di codardia e chi meglio di Janos Slynth per rappresentare il marcio? L’ex comandante della guardia cittadina con una scusa fragile lascia la barriera e poi la battaglia per rifugiardi nelle cucine. Molto onorevole, considerato che non ha fatto altro che lamentarsi dell’accozzaglia di ladri e stupratori che rimpolpano le fila dei Guardiani della notte. Se non altro quei criminali hanno combattuto ed hanno avuto il loro riscatto. Decisamente lui ha mostrato invece il genere di feccia che si può trovare in quel tutt’altro che ameno luogo chiamato Approdo del Re.

E finalmente parliamo dell’amore. Da inguaribile romantica non posso trascurare il fatto che anche questo permei tutto l’episodio. Dal principio, quando di vedetta sulla barriera Sam chiede a Jon cosa si provi a fare l’amore con una donna e il povero Jon, terribilmente imbarazzato, cincischia non sapendosi spiegare, a quando in seguito lo stesso Sam si trova a trattare lo stesso argomento con Maestro Aemon, e lui sì che sa come parlare d’amore. Quando il vecchio Maestro rievoca i ricordi della sua amata ci si ritrova quasi a pendere dalle sue labbra, proprio come fa Sam, aspettando di conoscere i dettagli di una storia che però deve essere seppellita nelle nevi del passato perché “l’amore è la morte del dovere” e qui il richiamo ad un certo Robb Stark e al suo giuramento infranto con tutte le conseguenze derivate è così evidente che già la puzza di lacrime comincia a farsi sentire. Arrivano ovviamente quando Ygritte mette a fuoco Jon intento a combattere con uno dei Thenn – bellissima la scena in cui lo uccide a colpi di martello in stile Fargo. Lei è lì, incocca la freccia pronta ad ucciderlo, visto che è quello che ha promesso, ma lui si gira e le sorride, con tutto il sollievo di un innamorato che ha effettivamente temuto che lei potesse morire nello scontro. E invece sono lì, vivi entrambi, a qualche metro di distanza. E’ evidente che questa volta lei non ce la fa a scoccargli una freccia contro. Ma qualcun altro scocca una freccia contro di lei; il ragazzino risparmiato dai Thenn. Il momento della morte di Ygritte crea quasi una sospensione nella battaglia che infuria; Jon si precipita da lei giusto in tempo per coglierne le ultime parole che guarda un po’ sono “You know Nothing, Jon Snow”.

Apriamo pure i rubinetti. L’interpretazione di Rose Leslie in tutto l’episodio è stata bellissima, dura e sfrontata all’inizio, severa e concentrata durante la battaglia e fragile alla fine, mentre si spegne tra le braccia dell’uomo che è suo. E in qualche modo sembra anche esserci un briciolo di sollievo in lei, nel morire con Jon al suo fianco, con la certezza che le sue frecce non l’abbiano ucciso. Ma Jon non è Robb e non lascia che l’amore uccida il dovere, quindi lascia il corpo di Ygritte e torna dai confratelli per fermare un Thormund ancora scatenato. Prendiamoci un secondo per parlare di Kit Harington. E’ bello, nessuno lo nega, e ha i suoi momenti di genio inatteso, ma ha davvero tre espressioni in croce e se all’inizio questo suo essere corrucciato rientrava abbastanza nel personaggio di Jon – che anche nei libri non è Mr Allegria – con il passare del tempo comincia a sembrare una limitazione. Gli sprazzi di carisma e presenza scenica sono quasi dei flash, hai la sensazione che stia lì lì per essere un gran figo e poi puff… torna di nuovo nella mediocrità. In buona sostanza, se anche Jon Snow è di fatto l’eroe tragico che più rientra nel cliché dell’uomo d’onore tormentato attaccato al dovere ed al suo compito, e di conseguenza questo tende a renderlo un po’ noioso, l’interpretazione spesso troppo piatta di Harington lo rende ancora più difficile da capire e ne fa un personaggio con cui difficilmente si entra in empatia. E’ forse per questo che la morte di Ygritte – per quanto sia estremamente commovente – risulta meno emozionante di quanto non avrebbe potuto effettivamente essere. Ripensate per un momento alla morte di Talisa tra le braccia di Robb e capirete cosa intendo. Andiamo all’altra coppia della puntata – no, non sto parlando di Jon e Sam, di quello parlerò dopo – Sam e Gilly che si baciano. Nei libri succede molto più avanti e tuttavia devo dire di aver trovato la scena nel suo insieme adorabile e un buon punto di sfogo per un episodio che necessitava di qualche punto che abbassasse la pressione, e quel momento funziona benissimo. Teneteli d’occhio questi due, perché ci daranno tante soddisfazioni. Parliamo anche di Jon e Sam, perché il secondo sorriso dell’episodio – e anche di tutta la stagione – che Lord Snow fa è rivolto proprio al suo confratello, che lo scorta al cancello che lo condurrà alla barriera, per trattare una pace con Mance, presumibilmente. Il fatto che Jon consegni a Sam la sua spada l’ho trovato poco coerente con il Jon che amo (quello dei libri) ma accettabile se considerate le piccole varianti che sono state fatte al personaggio della serie. Il “Come back” di Sam invece è sempre coerente a prescindere e l’OTP impera.

Il regista di questo episodio è lo stesso della 2×09 che ritrae la battaglia delle Acque Nere e sono numerosi i punti di contatto tra i due episodi; la spettacolarità della battaglia con molti campi lunghi, per inquadrare quanto più possibile differenti momenti nel combattimento; le esplosioni spettacolari e l’uso di marchingegni bellici che risolvono la battaglia – la catena nel caso della battaglia delle acque nere, l’incudine che viene fuori dal muro di ghiaccio spazzando via gli esploratori in questo caso – e la rapida crescita di molti dei personaggi. Tuttavia c’è una differenza sostanziale: Nella puntata ambientata a King’s Landing collezioniamo numerose piccole scene che coinvolgono tanti personaggi importanti (Sansa, Tyrion, Cersei, Sandor, Jeoffrey); mentre in questo caso sono i personaggi secondari a conquistare maggior gloria, pensiamo al già citato Allister Thorne, a Grenn, a Edd L’addolorato, a Gilly, a Pyp e allo stesso Aemon. Tutti hanno il loro momento di gloria e paradossalmente quello che meno brilla è proprio quel Jon Snow che invece da questa battaglia dovrebbe assurgere al suo ruolo di leader. Come sempre un plauso per le musiche, che si tratti di marce incalzanti o di malinconici tappeti musicali per le scene più struggenti, hanno sempre il pregio di aiutare lo spettatore a calarsi nello stato d’animo più adatto. Il nono episodio di Game Of Thrones è dedicato ad eventi e carneficine epiche, un po’ come il sesto canto della Divina Commedia, che è sempre il canto politico. Se non altro, questa volta, il metalupo l’hanno liberato dalla gabbia ed ha potuto essere utilizzato nello scontro, in difesa dei Guardiani della Notte. Cinquanta minuti di barriera, ve li sareste aspettati? Siete tra quelli che si aspettavano qualcosa di più? Qualcosa di diverso? Avreste voluto più speciali? Più Mammouth sfracellati in stile Signore degli Anelli? Fateci sapere se questo nono episodio è stato traumatico come i precedenti o se tutto sommato pensate che ci sia stato di meglio.

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About Lena

Nata troppo tempo fa per i suoi gusti e cresciuta nell'assolata Sicilia è stata concimata con libri, film e telefilm. Ha un'insana passione per ogni serie che sia ambientata prima del 1900 e dopo aver a lungo sognato di cantare e ballare appresso al cast di Smash, oggi si accontenterebbe di congelarsi alla barriera accarezzando con una mano Spettro e con l'altra Jon Snow.

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