Grimm – Recensione 6×13 – The End (Finale Di Serie)

Ho sempre sperato l’impossibile, ho sempre pregato disperatamente che la NBC ci ripensasse, che in un attimo di follia che se ne fregasse di ascolti, sponsor e marketing, ci regalasse la notizia che Grimm non sarebbe finito, che la stagione in onda non sarebbe stata l’ultima.

Quanto mi mancheranno queste riunioni con antichi libroni aperti.

Sogni, fantasie di un appassionato disperato che ha visto finire una delle sue serie preferite in assoluto. La fine c’è stata e non mi è nemmeno dispiaciuta, ma credetemi, fare una recensione del singolo episodio sarebbe riduttivo per spiegare cosa provo in questo momento. Cercherò comunque di sedare le emozioni per darvi una recensione decente… no, un piffero. Scusate amici lettori, ma non posso contenere l’amore misto a nostalgia e delusione che questo finale di serie mi ha lasciato.

Juliette/Eve è stato un personaggio fondamentale nella saga.

Criticamente posso solo dire che ho notato una certa fretta nel concludere alcuni passaggi e mi riferisco in particolare al Black Claw, liquidato in due parole da Trubel e che invece avrebbe potuto essere ampliato fino a coprire senza problemi una stagione da solo, perché dentro di sé aveva altri elementi come la vendetta di Trubel per Meisner, la maledizione di Bonaparte e il suo anello, la lotta per il potere di Renard, tanto per citare qualche piccola traccia.

Renard ultimo dei Reali. Non poteva stare con i cattivi a lungo.

Invece tutto si è ridotto a un qualcosa che doveva per forza di cose chiudersi in 13 miseri episodi e ammiro davvero la capacità degli showrunner e dei creatori della serie che hanno, con grandissima abilità, regalato a noi fan disperati un finale da cardiopalma e una puntata che, come le altre 122 della serie, ci ha tenuti incollati alla sedia senza darci tregua se non nel finale lieto che Grimm meritava.

Diana, inquietante fino all’ultimo.

Se poi penso a serie trascinate a forza per via dei fandom e di ascolti appena superiori a Grimm per stagioni vuote e inutili perché hanno detto tutto, sale anche il sentimento della rabbia, la stessa che ho avuto per la fine di Person of Interest, altra serie che aveva tantissimo da dire ma che alla fine è stata chiusa senza tanti complimenti.

Trubel e il suo sguardo malinconico rappresentano bene il mio stato d’animo.

Grimm ha rappresentato davvero un modo diverso di leggere le fiabe, una chiave mista horror e investigativo che, superate le prime difficoltà della stagione 1, forse la meno riuscita delle 6, ha regalato a noi tutti emozioni difficili da ripetere con altre serie e parlo anche delle più blasonate. L’amalgama dei personaggi, la voglia di stupire ma anche di ironizzare hanno contraddistinto sempre lo show. Ho pianto, riso come un bambino, ho adorato Adalind che diventava madre per due volte, amato Juliette quando tutti la odiavano perché sapevo che la sua rabbia e la sua cattiveria avevano origine da un atto d’amore.

Si può amare un uomo che per una vita intera si è odiato profondamente? Sì.

Sapevo che Renard non sarebbe rimasto a lungo fra i cattivi e poi come dimenticare il fatto che il filone dei reali sia stato d’improvviso tagliato ma che sarebbe potuto tornare con un pretesto narrativo qualunque? La famiglia allargata del Grimm ci ha insegnato che si può vivere in un mondo pacifico in cui Nick, il Grimm, può interagire, senza tagliar loro la testa, con i Wesen, e lui questo ha fatto fin dalla prima stagione quando il Blutbad Monroe, dopo una rocambolesca conoscenza, gli ha offerto la sua sincera amicizia.

La devastazione della stazione di polizia, la morte di Hank e Wu. Che botta.

Mi mancheranno tutti. Mi mancherà il pragmatismo di Hank, l’ironia e le battute di Wu, la calma serafica di Monroe, lo sguardo innamorato di Rosalee, la determinazione di Renard. Tutto contribuiva a dare quel senso di partecipazione e coinvolgimento che non poteva mancare in ogni singolo episodio. Altro pregio di questa serie era che non aveva bisogno di aggiungere personaggi su personaggi per andare avanti, ognuno dei protagonisti principali aveva talmente tanto da dire, tanta profondità, da rendere superfluo ogni tentativo di fare aggiunte permanenti dando modo a tutti di avere il loro giusto spazio.

Nick, il Grimm, colui che può vedere i mostri delle fiabe. Ecco una vera chiave adulta per rileggerle.

La storia d’amore di Adalind e Nick può in qualche modo essere presa a modello per rappresentare e condensare Grimm. Lei una badass come poche, di una bellezza sconvolgente quanto la sua cattiveria, una Hexenbiest potentissima che odiava il Grimm fin nel profondo, tanto da spingerla lì dove il male stesso si confonde con odio e vendetta. Eppure lei diventa alla fine madre e questo cambia tutto, cambia le sue prospettive e le priorità. Non riesce più a odiare per partito preso e Nick diventa così l’uomo da amare e chi se ne importa se è un Grimm, se la sua specie da secoli li combatte a forza di formule magiche e pozioni. Il loro bambino Kelly e i guai passati li hanno trasformati in due persone che sanno dare più valore ai sentimenti veri. Anche le Hexenbiest possono amare davvero oltre le diversità oltre l’odio secolare.

I Grimm, le generazioni di Grimm che si sono succedute. questa la vera forza che può sconfiggere il male.

Avrei bisogno di fare un rewatch per compensare il senso di vuoto che sento dentro, la nostalgia profonda che si è impossessata di me. Non ho il coraggio di andare oltre. Vorrei parlare del legnetto, del cameo di Mamma Kelly e Zia Marie, del finale ambientato 20 anni dopo con Kelly e Diana novelli Grimm, ma perdonate questo umile scrivente se in questo momento non riesce a esprimere compiutamente e in modo leggibile la marea di sentimenti contrastanti che affollano la sua mente. Spero di trovare fra qualche tempo la forza e il coraggio di raccontarvi in modo compiuto cosa è stato per me Grimm e descrivere con pazienza ogni aspetto dei suoi fantastici protagonisti.

Kelly vent’anni dopo…
Diana è con lui. La storia continua? Forse sì e forse no.

Grazie Monroe, Rosalee, Hank, Wu, Adalind, Juliette/Eve, Trubel, Renard, Diana, Kelly, Nick e tutti quelli che ci hanno tenuto compagnia per queste sei stagioni fantastiche. 

Passo e chiudo.

About Michele Li Noce

Nato nell'universo alternativo di Fringe diversi secoli fa. Mio padre alternativo mi ha iniziato alla visione delle serie tv fin dal 1975 con Kojak. Da quel momento le serie TV sono entrate nella mia vita. Top 5: Castle, Fringe, X files, Game of Thrones, Once upon a time. Hobby: Archeologia, misteri, cinema, anime e manga, lettura e scrittura.

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8 comments

  1. Bellissima serie a parte la finale. Nick è Juliette?? Riuscite sempre a rovinare qualcosa. Finale orribile veramente!

  2. Hai descritto esattamente quello che ho provato io. Una serie magistrale, scritta e recitata da Dio, profonda sotto l’apparenza leggerezza, piena di umanità e amore. Per motivi personali ho finito da poco di vedere l’ultima stagione e sapevo che mi avrebbe fatto tanto male…

  3. Sono un novizio della serie avendola scoperta praticamente poche settimane fa. L’ho divorata in pochi giorni e ieri ho visto il finale. Pienamente d’accordo sulla fretta che si vede in tutta l’ultima serie. Però devo dire che vedere tutto il cast “morire” mi ha toccato, mai una serie breve come questa è arrivata a tanto. Mi sono innamorato dei vari personaggi in modo diverso. La cosa che mi ha colpito profondamente, come già detto da te, è la profondità che sono riusciti a dare ad ognuno di loro, ovviamente meriti anche al cast. Peccato perché a differenze di tante altre serie avevano posizionato i giusti input per sviluppi da almeno altre 2/3 serie su ottimi livelli narrativi (scontro vs reali, vs artiglio nero e magari una vs i beati pauli o magari un’ultima serie avanti di 20 anni con protagonisti dania e kelly che sconfiggono il cattivone finale riuscendo dove Nick e co. avevano fallito). Non ci rimane che mangiarci le mani per quello che avremmo potuto vedere e goderci quel “poco” che ci hanno fatto vedere.

  4. Dal finale spero in un prosequio o magari in una nuova saga con protagonisti diana e kelly..
    Speriamooooo

  5. Scusate, ma penso che questo finale sia stato orribile e senza senso. Dovevano chiudere? Ok, ma almeno fatelo bene… E’ stata una corsa continua di cose tralasciate e non spiegate. Neanche i figli di Rosalie e Monroe ci hanno fatto vedere. Quindi no, non mi è piaciuto per niente e mi spiace perchè non ho provato nessun cardiopalma nel vedere il finale, cosa che ho sempre provato nei finali di Grimm, ma soltanto una grossa incredulità in quello che stavo vedendo… uno dei miei show preferiti(sono stata anche a Portland e ho fatto il tour per vedere tutte le location della serie)finito così senza senso e pure male. Eddai!

    • Ciao Sara. Purtroppo come ho scritto nella recensione, si è notata una certa fretta di liquidare questioni importanti che probabilmente avevano già (ipotizzo) una struttura per una stagione intera da 22 se non addirittura una settima. Da qui credo sia nata la difficoltà di dover condensare molte cose e quindi giustamente trovare chi non ha trovato il finale degno della serie. Io ho ammirato comunque il lavoro degli autori, ma è chiaro che Grimm con tutto quello che aveva da dire non poteva essere chiuso in maniera soddisfacente per tutti.

  6. sono assolutamente d’accordo, non mi sento legata a nessuna serie tanto quanto questa, non sono mai entrata in empatia con i personaggi (strutturati magistralmente) tanto quanto con loro, non riesco ad accettarne la fine 🙁

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