Magnum P.I.- Recensione 1×03/1×04 – The Woman Who Never Died/Six Paintings, One Frame

Eccomi di nuovo nelle assolate vie delle Hawaii a bordo della mia Ferrari Testarossa…ah io sono solo quello delle recensioni? La Ferrari è di Robin Masters e chi la guida non sono io ma Thomas Magnum? Pazienza.

Sempre meglio.

Devo dire che questa riedizione di Magnum PI mi piace. Fa quello che ti aspetti da un revival senza togliere e aggiungere nulla e soprattutto evitando antipatiche scopiazzature dall’originale del quale mantiene alcuni capisaldi come Zeus e Apollo, gli amici soliti, ma che poi riesce in ogni caso ad avere una sua anima originale.

Higgins dove sta andando?

Quindi, giunti agli episodi doppiati in Italia 3 e 4, posso dire che questa operazione revival funziona molto bene. Merito sia del nuovo Magnum che della stupenda Higgins che continua a flirtare, forse involontariamente con Thomas e tu, spettatore/spettatrice sei lì che dici: “adesso lo bacia, gli sistema la cravatta e lo bacia…questi finiscono a letto”…e così via.ù

Tornando ai due episodi in questione, registriamo l’arrivo nel cast di due personaggi fissi, o perlomeno sono nei titoli di testa: Amy Hill che interpreta Kumu, una specie di grande vecchia saggia Hawaiana e il nuovo detective capo della polizia Gordon Katsumoto interpretato da Tim Kang.

Katsumoto è forte.

L’episodio 1×03 ha sicuramente evidenziato il fatto che niente è precluso alle indagini di Thomas Magnum. Lui spazia dal delitto alla rapina, dalle persone scomparse ai misteri. Una buona cosa per dare varietà e spazio alle vicende prettamente da trama verticale.

L’indagine su una misteriosa ragazza che ha un passato burrascoso mi è piaciuta molto. L’ho trovata semplice ma allo stesso tempo avvincente. Un mistero dietro l’altro fino ad arrivare al nocciolo della questione e cioè che a volte le apparenze ingannano.

Una nuova aggiunta nel cast del tutto inutile quella di Kumu.

Anche il nuovo detective, Katsumoto è subito entrato nel clima di Magnum PI: “Il mio precedente collega mi aveva avvisato che eri come un calcio nel c**o, però sei bravo”. In poche parole ha descritto Thomas…un grande insomma e già fra i miei preferiti.

Meno simpatie dello scrivente invece per la donnona hawaiana Kumu, che sinceramente ho trovato inutile e ridondante, poco più di un appendice piuttosto pesante per Higgins e Magnum, spuntata dal nulla per ficcanasare nella tenuta di Robin a spargere massime e saggezza hawaiane davvero inutili.

Più complesso ma non per questo meno appassionante anche l’episodio successivo nel quale Magnum si è trovato involontariamente vittima di un furto d’arte ben architettato che lo ha messo nei guai.

Questi due sono ormai mitici… amo i loro duetti.

Perdita Weeks è riuscita nell’intento di farci dimenticare il suo omonimo della serie TV. La sua Higgins è qualcosa di travolgente, un personaggio completo dal passato affascinante da agente segreto e con ancora molte frecce al suo arco.

Juliette Higgins, finora fredda e distaccata, nell’episodio 4 perde un po’ del suo self control british per la morte di un amico e questo se vogliamo la rende ancora più meravigliosa come personaggio. Persino Magnum nota la determinazione che la donna mette in questa indagine e forse per la prima volta la vede fuori dal suo schematismo e dalla sua calma olimpica.

Magnum che gioca a fare 007?

Ciò che fa di Magnum PI nuova versione qualcosa non di eccezionale ma sicuramente apprezzabile, è secondo me proprio la volontà di scrivere storie ben mixate nelle quali ti ci infili senza quasi rendertene conto e che scivolano via davanti ai tuoi occhi sfruttando la grande forza dei suoi personaggi e la struttura stessa dell’episodio.

Difficile, quando segui più di dieci minuti di Magnum PI, non voler continuare la visione. Non vuoi perderti la risoluzione del caso della ragazza scomparsa e nemmeno quello sul colpevole del furto d’arte che ha messo nei guai Thomas Magnum.

Lieto fine dell’episodio 1×03.

A questo aggiungiamo i duetti ormai consolidati fra Higgins e Magnum che sono sempre e comunque imperdibili, ed ecco confezionata una serie che non ha grosse pretese se non quella di far passare 40 minuti in rilassatezza, immaginando il sole hawaiano, una palma e una sdraio con accucciati vicino Zeus e Apollo.

Passo e chiudo.

About Michele Li Noce

Nato nell'universo alternativo di Fringe diversi secoli fa. Mio padre alternativo mi ha iniziato alla visione delle serie tv fin dal 1975 con Kojak. Da quel momento le serie TV sono entrate nella mia vita. Top 5: Castle, Fringe, X files, Game of Thrones, Once upon a time. Hobby: Archeologia, misteri, cinema, anime e manga, lettura e scrittura.

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