Suits – Katherine Heigl sul potere delle donne nella serie

L’ottava stagione di Suits è iniziata da poco in America, portando diversi cambiamenti nel cast e nella gestione dello studio legale. Patrick J. Adams e Meghan Markle hanno lasciato la serie, ma sono stati sostituiti da altri personaggi regular, come Katrina e Alex. Anche allo studio è tornata una solida leadership quando Harvey ha ceduto il comando a Robert Zane. Se dopo la partenza di Jessica si è sentita la mancanza di girl power come mai prima d’ora – perché Donna non può far tutto da sola -, l’ottava stagione ha rimediato introducendo un nuovo personaggio femminile dal carattere forte, Samantha Wheeler, un ambizioso e impertinente avvocato in grado di tener testa ad Harvey. L’attrice che la interpreta, Katherine Heigl, ha rilasciato un’intervista ad Harper Bazaar in cui presenta il suo personaggio e parla del ruolo delle donne di potere in Suits e nel mondo del cinema.

Da grande fan di Suits ne sei diventata parte. Come stai vivendo questo cambiamento?
Katherine Heigl: È pazzesco! Io e mio marito abbiamo guardato cinque stagioni in un settimana e ne siamo diventati ossessionati qualche anno fa. Mia madre, che è anche la mia produttrice, mi ha suggerito di telefonare ad Aaron [Korsh] per proporgli qualche idea che mi è venuta in mente per la serie. A quel punto non sapevamo se Suits sarebbe continuato, ma al telefono Aaron mi ha detto in via ufficiosa che avrebbero fatto un’ottava stagione. Allora gli ho chiesto se aveva bisogno di un altro personaggio e che io ero disponibile. Ha funzionato. Pensavo che sarebbero stati pochi episodi, ma alla fine hanno costruito un’intera stagione.

Sam è un enigma, ma lei e Harvey potrebbero avere molto in comune.
Infatti è così, e penso che sia una sfida per lui perché si somigliano molto. Ha la sua stessa sicurezza, arroganza, umorismo e il problema principale per Harvey è capire se lei è leale a lui e allo studio. La posizione di Sam è del tipo “sono leale alla mia gente, ma tu non sei il mio tipo.”

Robert Zane è il suo tipo, e ora che Rachel non c’è più, è bello che Zane abbia Samantha come una specie di figlia surrogata.
Sì, penso che stia funzionando, anche se l’intenzione di Aaron quando ha creato Sam non era quella di sostituire Rachel. Sarà interessante vedere in che rapporti sarà con gli altri e se si legherà a qualcun altro oltre a Robert. Penso che avrà una qualche sorta di connessione con Louis, perché lo capisce e apprezza la sua pazzia. La questione se sarà un’amica o una nemica dello studio è ancora aperta. Possono fidarsi di lei o è meglio sbarazzarsene?

Per una serie su un’industria dominata dagli uomini, Suits ha sempre puntato sulla parità di genere in termini di potere. Per esempio, Jessica era la mentore di Harvey.
Questo è uno degli aspetti per cui ho amato così tanto Suits sin dall’inizio. Jessica, il suo rapporto con Harvey e il suo potere erano una grande parte della serie. La sua dedizione a fare qualsiasi cosa necessaria per il suo studio e non scusarsi per questo, non è qualcosa che vedi tutti i giorni. Anche lo sviluppo di Donna nel corso degli anni, il fatto che la sua forza come donna e la sua intuizione emotiva non siano state sminuite, prese in giro, o nascoste… è ciò che fa di lei una superdonna. Adoro questo fatto perché cercare di comportarsi come un uomo in un mondo di uomini non rende potente una donna. È interessante la dinamica tra Samantha e Donna. Hanno avuto solo poche scene insieme per ora, ma spero che diventeranno amiche piuttosto che nemiche, perché adoro la complicità tra donne e vorrei che i miei figli lo vedessero più spesso in TV. In Grey’s [Anatomy] succedeva spesso, c’erano vere connessioni e supporto tra le donne, piuttosto che malignità. Ma Sam e Donna hanno iniziato con una specie di contest per far capire all’altra chi è che comanda, ma ovviamente nessuna delle due. Per Donna, penso che sia la prima volta che non riesce a capire chi ha davanti. Non riesce a leggere quella donna come un libro e solitamente è ciò che fa meglio, per questo le dà sui nervi.

Il movimento #MeToo ha sollecitato molte attrici a dire la loro non solo sulle molestie e abusi, ma anche alle sottili e continue disparità nell’industria. Questa realtà ha cambiato il modo in cui fai il tuo lavoro o i ruoli a cui aspiri?
Non ho mai iniziato niente pensando “beh, sono una donna”, e forse è ingenuo da parte mia o forse è la cosa migliore. Mia madre è una donna che sa farsi rispettare e affronta la vita con la prospettiva di “dovete prendermi seriamente”, ma non è mai entrata in una stanza pensando “sono una donna, perciò non mi rispetteranno”. Non mi è mai successo perciò non ci ho mai pensato e se qualcuno non mi ha rispettato per questa ragione, io non ci ho mai fatto caso né ho lasciato che mi influenzasse. Detto questo, ripenso a ruoli avuti quand’ero più giovane, alle cose che ho fatto quando avevo 19 o 20 anni, e mi rendo conto che non sapevo ancora chi fossi o come essere potente. Ho fatto cose del tipo posare in abiti succinti per la rivista Maxim, ho usato il mio corpo, il mio fisico e ora ho sentimenti contrastanti. A volte penso di essere felice di averlo fatto allora, perché quei giorni sono finiti, ma ci sono volte in cui qualcuno vuole che firmi quelle foto e ci sono i miei bambini in giro, allora dico “oddio, non queste foto, non ora!”. Non voglio che i miei bambini le vedano, ma a quel tempo fare quelle foto era un modo per crearsi un seguito.

Le donne di Suits sono incredibilmente alla moda senza essere sessualizzate. Indossano vestiti bellissimi, ma non vengono oggettificate.
Sono d’accordo, c’è una bellezza sofisticata, un’eleganza che invece di far dire da un uomo “voglio farmela”, viene da dire “che donna bellissima”. Certamente tutte noi vogliamo essere apprezzate per il nostro fisico e vogliamo essere desiderabili, ma questo riguarda moltissime cose, non solo seno e sedere. Lo capisci quando arrivi a una certa età e sono grata di aver raggiunto questa età. È un cliché quando gli attori dicono “che bello arrivare a 40 anni”, ma succede perché finalmente ti senti libero dal bisogno di dover essere visto come se la cosa migliore di te è quanto tu sia sexy. Pensavo che diventare vecchia a Hollywood sarebbe stato terribile, ma non è così male. Recito in ruoli che più mi interessano, invece dei personaggi che interpretavo da ragazzina. Interpreto donne che vorrei essere davvero.

Perché introdurre Sam con una scena in cui fa boxe?
È stata un’idea di Aaron e l’ho trovata brillante, perché fa immediatamente capire che quella donna è una tosta. Non solo perché può fisicamente prenderti a calci, ma perché è il suo hobby ed è qualcosa che le piace fare nel tempo libero. Non va a lezione di spinning, ma di boxe perché è aggressiva e deve rilasciare la sua rabbia in un modo salutare senza fare del male a nessuno. Per me, questo dice molto di lei. Non è un fiorellino delicato e non nasconde la sua aggressività.

E non si cura affatto di essere aggressiva sul lavoro, che è un aspetto scontato per gli uomini ma è molto più inusuale per una donna.
Sì, mi diverto molto nelle scene di confronto perché c’è moltissima energia. Quando cerchi di limitare le tue frustrazioni e risentimento nella vita di tutti i giorni, e poi in quanto attrice devi interpretare qualcuno che non si cura delle conseguenze e ti dice chiaramente di baciarle il culo… è molto terapeutico! Io e Sarah [Rafferty] di recente abbiamo girato una scena in cui ci confrontiamo ed era importante che nessuna di noi la trasformasse in un litigio tra donne, o qualche cavolata da passività aggressiva, ma semplicemente una scena in cui ognuno dice la sua e a nessuno piace quello che dice l’altra. Questa serie dove i personaggi si affrontano costantemente mi ha insegnato che è normale dire la propria opinione e litigare con un amico senza che sia la fine del mondo. È una lezione di vita che ho imparato da Suits.

Fonte

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