Suits – Recensione 7×12 – Bad Man

Bentrovati con la recensione della 7×12 di Suits, quello che una volta era uno dei migliori legal drama in circolazione e che ora a malapena riesce a mantenere viva l’attenzione per 42 minuti di fila, rasentando a volte – è il caso di dirlo – il ridicolo. Se la scorsa puntata era stata decisamente noiosa, questa forse lo è stata un po’ meno, ma siamo comunque lontani dal livello a cui eravamo abituati. Tanto per cominciare non c’è più quasi alcuna interazione tra i Marvey, anzi sembra che Mike se ne sia già andato o stia facendo uno show a parte; Harvey sembra regredito all’età di 14 anni e continuano a rifilarci questa farsa di relazione vomitevole con la Agard, Louis pensa sempre agli affari suoi e non lavora mai, Donna e Rachel neanche le commento perché ormai esistono per fare la metà – o non metà – di qualcun altro. Se queste sono le premesse, sarebbe stato meglio se non fosse tornato per nulla, così almeno ci risparmiavamo la delusione di vedere la nostra serie preferita andare a picco come il Titanic.


Se settimana scorsa ci avevano propinato le turbe adolescenziali di Harvey, questa settimana ci toccano quelle di Louis e quando dico turbe parlo proprio di quelle adolescenziali che a quanto pare si è portato dietro per più di trent’anni. Ho sempre detto che Louis è disturbato, non pensavo così tanto.
La puntata inizia con Harvey che si fa prendere a pugni in faccia dal suo compare di boxe: in pratica è quello che vorrei fare io quando gli sento dire frasi da Bacio Perugina alla Agard. Tuttavia, i cazzotti non hanno l’effetto sperato, perché prima Harvey se la prende con il suo compagno come se avesse fatto qualcosa di male, e comunque non serve a risvegliarlo dalla fase di rincoglionimento cronico in cui è caduto: rincoglionito è e rincoglionito rimane.
All’improvviso riceve una telefonata da Jessica, che da mesi sembra vivere incollata a quella scrivania che vediamo ogni volta: ma è a casa sua, in un ufficio, o dove? Jessicona, dove sei finita? Senza preamboli e in preda a un’evidente follia, Jessica chiede ad Harvey di farle avere due milioni di dollari in un conto non rintracciabile e quando lui chiede spiegazioni, lei risponde che deve farsi i cazzi suoi. E lui, da bravo imbambolato quale è diventato, non reagisce e accetta. Ma che dialoghi sono? Ma quando mai Jessica e Harvey si comporterebbero così, quando mai?!

E quindi parte della puntata si focalizza su Harvey che deve farsi dare questi due milioni da qualcuno e va a riscuotere da un vecchio amico di suo padre e produttore di Jazz, che per anni non ha pagato le fatture. Dopo tutta una serie di flashback in cui Harvey si fa abbindolare da questo tizio, si presenta di punto in bianco nel suo ufficio dicendogli di vendere la società e pagarlo. E questo – pure lui affetto da rincoglionimento acuto – accetta e vende la società senza pensarci due volte. Alla fine, dopo che Harvey minaccia quel belloccio della Driscoll che voleva pagare di meno, il caso viene chiuso in cinque minuti giusto per farci capire che serviva solo come appoggio alla storia campata per aria di Jessica e i suoi soldi. Storyline più penosa non l’avevo mai vista
Come se non bastasse, dobbiamo sorbirci il caso delle proteine di Scemo e più Scemo. Quando vedo quei due assieme, il mio pensiero è uno solo…

Come era successo settimana scorsa, qualcuno porta a Mike un caso su cui lavorare, che altrimenti non avrebbe niente da fare tutto il giorno. In questo caso è Oliver che convince Mike ad aiutarlo a contrattare un accordo migliore per il suo cliente venditore di proteine. Ebbene, anche Mike, un tempo tanto sveglio, è stato colpito dalla sindrome contagiosa degli altri e si fa raggirare dal primo cretino che passa, la cui unica ambizione è fare bella figura con il capo. Per rimarcare il fatto che ormai anche Mike non vale più niente, si fa aiutare da Rachel, che come avvocato è forse più scarsa pure di Oliver, e in ogni caso non aveva una mazza da fare nemmeno lei. Caso che poi non trova nemmeno una soluzione, perché Mike manda al diavolo Oliver e non se ne fa più niente. Se ho imparato qualcosa in sette anni di Suits, è che il loro mondo di avvocati è fatto da squali, avvoltoi e infami, e mi chiedo come sia possibile che uno scarso come Oliver possa esercitare e occuparsi di clienti che hanno come rivale la Pearson Specter. E mi chiedo anche perché tirino fuori ora la questione di fare Mike socio senior se tanto sappiamo tutti che tra poche puntate andrà via dallo studio. Altra cosa che mi chiedo è cosa sia successo agli sceneggiatori per rifilarci casi e storyline sempre più scadenti.
A peggiorare il tutto, abbiamo anche le vicende di Louis junior alle prese con la sua prima fidanzatina, una gallina che fa il doppio gioco perché le piacciono i bad boys. Giuro che mentre sto scrivendo mi cadono le braccia solo a ripensarci. Questo tradimento, a quanto pare, è stato tanto un trauma per Louis da ricordarselo ancora 30 anni dopo e farsi condizionare l’esistenza. Ma mandarla al diavolo e lasciarla perdere, no?! In tutto ciò, non invidio per niente il Doc che si è dovuto sorbire questo racconto tanto avvincente quanto la scorsa puntata di Suits. Il flashback ruota intorno alla fase di delirio che Louis sta vivendo assieme a Sheila nel presente. Lei deve sposarsi di qui a una settimana ma continua a concedersi scappatelle con Louis e non sembra intenzionata a smettere né a cancellare il matrimonio. Intanto, ma come cacchio stai? E secondo, quanto è diventata ninfomane? Su Louis, che seppur inizialmente turbato da questa situazione, poi se ne torna da Sheila dicendo di essere un uomo cattivo e accettando di farle da amante, io non so proprio più che dire. Credo che lascerò che sia il Doc a esprimere quello che penso, solo con un po’ più di diplomazia:

E pensare che Louis e Sheila mi piacciono pure insieme, ma questa situazione è un’assurdità dall’inizio alla fine. Il culmine del pessimo la raggiungiamo quando la Agard fa presente ad Harvey che si sente minacciata da Donna, dopo che aveva detto l’opposto giusto due puntate fa, e quello risponde pure che è stata lei a fargli fare pace con la madre e non Donna. Boh, credo che Harvey abbia ricevuto una botta in testa perché io ricordo che nella scorsa puntata flashback era stata proprio Donna a convincere Harvey ad andare al funerale del padre e poi a raggiungere la madre nel presente per riappacificarsi con lei. Sarà che l’Agard è facilmente dimenticabile, ma voi la ricordate in quel frangente? Perché io assolutamente no. In ogni caso, se un tempo ero fan dei Darvey, ora il solo sentire questo nome fa venire il mal di stomaco, se non l’orticaria. Seriamente Korsh, se mi senti, dacci un taglio perché non se ne può più né dei Darvey, né degli Harvard, né di Harvey in questo stato!


La perla della settimana se l’aggiudica ancora Harvey, il nostro bambinone preferito.

Cosa ne pensate voi di questa puntata? Ma, soprattutto, quanti di voi vorrebbero un audio rilassante con la voce del nostro caro Dr. Lipschitz?

Purtroppo, vi do appuntamento alla prossima settimana.
Ellie.

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