Suits – Recensione 8×10 – Managing Partner

Ben arrivati alla Zane Specter Litt Wheeler Williams Paulsen Bennet. Che? Ah, scusate, ero così presa dall’inserire nomi che non sapevo più quando fosse ora di fermarmi. Per rimediare, vi do un vero benvenuto: eccoci all’ultima recensione del 2018 scritta da Giò per Suits Episodes e Serial Crush. Con tutti i suoi pro e contro, questa serie stavolta mi mancherà. Non capita più tanto spesso per me di pensare qualcosa del genere per una serie, ma Suits sì, ha ingranato bene. E non fa niente che alla fine la stagione sia stata più che altro incentrata su Alex Rompiballe e Samantha CeLhoDoro, perché in fin dei conti quanti di noi si aspettavano una stagione così carica di avvenimenti e scontri veri dopo tutte le sciacquature delle stagioni scorse?

No, non mi è piaciuto che questa nomina a socio titolare fosse ormai una pretesa da parte di quei due e un obbligo da parte di Zane e Harvey; non mi è piaciuto che dopo tutta la tiritera di dieci puntate alla fine della fiera diventano titolari insieme – eppure penso che ne vedremo delle belle, perché quei due non andranno mai d’accordo – e non mi è piaciuto nemmeno che io abbia dovuto criticare Donna più del solito in questa stagione perché hanno snaturato un personaggio, però dai, quanta vita, quanto ardimento e quanti sentimenti in sole dieci puntate!

Analizziamo però questa 8×10 che si è conclusa, dirò la verità, in una maniera per me totalmente inaspettata. Alla fine della puntata precedente abbiamo visto i due soci titolari amici di Samantha e Alex decidere che quei due dovessero scannarsi per forza perché uno potesse avere il benedetto nome nell’insegna, visto che evidentemente tre nomi sono pochi (ma tre non era il numero perfetto?). E la puntata invece inizia con tutti i soci titolari che dicono a quei due che devono scannarsi però seguendo le regole. Sono sicura che a quella cosa che ha detto Louis non ci credesse nemmeno Louis stesso, visto che dopo ha avvertito Katrina di non mettersi in mezzo siccome Harvey e Zane sarebbero stati capaci di chiederle aiuto per l’uno o l’altro pugile. Ad ogni modo, questa divertentissima battaglia inizia e devo dire che l’ho trovata, ahimè, molto avvincente: io sono sempre stata dalla parte di Samantha, e non per una fierezza tutta femminile che non mi si addice proprio, ma perché io Alex lo ODIO. Ma tantissimo lo odio. E più si andava avanti con le puntate, più mi chiedevo quella faccia di bronzo come fosse finita in quello studio e perché mai quel rincoglionito di Harvey gli stia così dannatamente dietro. Infatti, quando Alex per prima cosa va da Harvey a chiedergli aiuto e quest’ultimo gli dice che per lui c’è “assolutamente” veramente mi sono chiesta che cosa diamine abbia fatto di così speciale Alex perché Harvey faccia per lui la scimmietta ammaestrata.

Persino Donna ha detto alla scimmietta di non aiutare più Alex, e invece lui, verso la fine del caso, fa pure commettere un crimine a Katrina pur di spalleggiarlo – con la scusa, sì, che altrimenti Samantha venisse radiata.

Bene, tralasciando quindi i controsensi e le bambinate solite di questo show, la puntata scorre liscia con questa benedetta causa di Andrews, non fosse altro che per il flashback di Samantha, flashback in cui si capisce perfettamente perché Samantha e Zane abbiano questo rapporto effettivamente speciale, ma si capisce molto meno perché se Zane in passato sapeva del riciclaggio di denaro si trovava nella sala dei contabili a ficcanasare tra le carte come Samantha… resterà un mistero, come molte altre cose in Suits. Che dire? Dal flashback Samantha mi è piaciuta tanto, sebbene mi pare di notare che quel personaggio viene ritratto spesso o come inespressivo o come robotico, tuttavia non so se la colpa sia di chi ha ideato il personaggio o di chi lo interpreta. La Heigl recitava bene nei panni di Izzie Stevens, quindi questo mi fa credere che la vogliano fredda e dura come la pietra, la nostra Samantha Wheeler. Vedremo se nella seconda parte di stagione si scioglierà un po’, o resterà sempre un pezzo di legno avvizzito.

Continuerò a non esprimermi su Alex, perché come detto prima lo odio veramente, non trovo nulla di positivo in quell’essere, mi ricorda Terminator, è antipatico, cattivo e inespressivo, dice solo cose con rabbia e prepotenza, così come pretende tutto manco se fosse Dio sceso in terra. Come dicevo, meglio non esprimermi. Però non mi è piaciuto neanche che abbia vinto con l’aiuto di Harvey e cioè in maniera ILLEGALE. Lo ODIO!

L’ultima parentesi di questa recensione la dedico a Louis. Ormai più che lavorare fornicava, ma non mi è mai dispiaciuto eccessivamente questo focus diverso che hanno dato al personaggio, anche perché ha aiutato per il colpo di scena finale: la sua nomina a socio dirigente. Ma ragazzi ma chi se l’aspettava, ditemi un po’? Preso com’era da Sheila, il bambino, i fanghi e Lipschitz, ormai sembrava l’unico essere non alieno dello studio, l’unico cioè che non pensasse solo al lavoro e alla nomina a socio. Mi è piaciuto davvero tanto che sia diventato lui il dirigente, vorrei proprio vedere la faccia di Jessicona che viene a sapere il suo studio in quante mani è passato per poi arrivare a lui proprio nel momento in cui manco gli interessava dirigerlo!

In ogni caso, la perla della settimana la dedichiamo a Zane, che è sempre più un panda pacioccoso, anche se Samantha non la pensa proprio allo stesso modo.

Ci si rivede nel 2019!

Giò

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