This is us – Recensione 2×11 – The Fifth Wheel

This is Us ritorna dalla pausa invernale con un Golden Globe in più e i nostri complimenti vanno a Sterling K. Brown e alla sua emozionante interpretazione.

The Fifth Wheel è un episodio che finalmente riporta insieme tutti e tre i fratelli Pearson, dopo il tragico epilogo di Number Three, che vedeva Kevin guidare in stato di ebrezza, inconsapevole che Tessa fosse nella sua auto.

In seguito le disperate grida di aiuto, non udite dai suoi membri della famiglia, pensando che non ci fosse niente che non andasse nella patinata vita perfetta del maggiore dei fratelli Pearson, si riesce finalmente a percepire l’incredibile disagio da lui provato, nell’essere la quinta ruota del carro.

È naturale quanto sia difficile da comprendere, sia per la sua famiglia, sia per i telespettatori, come più volte abbiamo menzionato, Kevin appartiene ad una classe privilegiata, è quella persona che si direbbe abbia vinto la lotteria genetica e non solo, ha avviato due carriere stellari, ha avuto una famiglia amorevole, ma per lui non è stato mai abbastanza.

Le parole di Randall sono molto dure, Kevin è dipendente, ma non dalle droghe, bensì dalle attenzioni ed è un personaggio decisamente difficile da comprendere, benché possa sembrare superficiale ed egoista.

Dopo il lutto di Randall e l’aborto di Kate, sembra che i problemi del maggiore dei fratelli Pearson sembrino futili, e per la maggior parte, generati dal suo stesso ego e dalle sue stesse tribolazioni mentali, che lo portano a distruggere tutto ciò che la vita gli ha offerto.

Nonostante ciò, non riesco a recriminarlo, perché, in realtà, non è mai stato effettivamente egoista.

La sua posizione non gli ha mai permesso di mostrarsi debole e indifeso, di poter correre tra le braccia di qualcuno e lasciarsi andare per una volta, perché Kevin è il figlio dalle spalle forti, quello estroverso e socievole, quello indipendente.

Jack e Rebecca, per quanto incarnino una sorta di utopia genitoriale, non hanno saputo cogliere la sfumatura sensibile, abbagliati da quanto dura fosse la sua corazza.

Questo episodio mostra per intero quanto sia stata dura la vita di Kevin, prima e dopo la morte del padre, quanto non si sia sentito mai abbastanza per nessuno dei membri della sua famiglia, ma soprattutto quanto in realtà sia l’esatto contrario di un egoista, perché è sempre stato lì, alle spalle di tutti, mettendo a repentaglio se stesso in primis, e quanto il resto della sua famiglia gli abbia sempre imputato il suo ruolo privilegiato, quasi fosse un difetto.

L’episodio ha un epilogo agrodolce, la consapevolezza delle persone a lui care di aver in qualche modo sbagliato nei suoi confronti, ma anche quella di poter rimediare al danno fatto.

In merito a ciò, non posso che ribadire ulteriormente quanto Justin Hartley meriti un riconoscimento per queste interpretazioni, per quanto riesca a rendere così limpidamente un personaggio tanto problematico, che risulta davvero facile da odiare per molti, proprio per la sua mera umanità, la sua fame di amore e attenzione.

 

Da non tralasciare, invece, è l’accenno alle dipendenze di Kate.  Questo episodio non pone i suoi riflettori esclusivamente sulla problematicità di Kevin, ma dà modo di parlare di quanto tutti in un modo o nell’altro siano degli addict nella famiglia Pearson.
Il rapporto di Kate col cibo è sicuramente poco salutare, e l’unico che sembra averne realmente timore è proprio il suo fratello gemello.

Sarà sicuramente l’argomento centrale dei prossimi episodi, poiché Kate è sempre stata quella più denigrata dei fratelli Pearson, in quanto screen time.

Infine, non possiamo parlare degli “altri” Big Three, ovvero Toby, Beth e Miguel: finalmente insieme, come un gruppo di vecchi amici, uniti dall’amore per un Pearson a celebrare Jack. Questi momenti hanno reso l’episodio più leggero e gestibile, già di per sé corposo per quanto riguardava i contenuti.

Ebbene vi lascio, commentate con noi questo episodio, a mio parere illuminante, e correte a visitare la pagina This is us – Italia

About missdanastood

Parlo troppo e il mio corpo è fatto al 100% di caffeina e rabbia. Se fossi un personaggio di un telefilm, sarei entusiasta come Leslie Knope, pazza come Charlie Kelly, ossessionata da Got come Ben Wyatt il tutto con le fattezze di Kimmy Schmidt e l'armadio di Hannah Horvat

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