Altered Carbon – Recensione stagione 2

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Possiamo inziare subito con il dire che questa stagione 2 di Altered Carbon è piaciuta, ma non al livello della stagione 1.

Molte cose hanno funzionato, ma altrettante sembravano troppo affrettate e messe lì perché erano nei libri ma in modo troppo superficiale e senza poter avere uno sviluppo degno.

Altered Carbon
Poe e Kovacs di nuovo in pista.

Piccolo ripasso.

Per capire bene le meccaniche narrative di Altered Carbon, è bene spiegare come funziona la storia. Takeshi Kovacs, si risveglia dopo oltre 250 anni.

Nel futuro immaginato da Richard K Morgan, l’uomo è in grado di vivere in eterno, trasferendo la sua essenza (IDU) in una sorta di dischetto (pila corticale).

In pratica inserendo la pila corticale in corpi artificiali, semi artificiali e naturali chiamati “Custodie”.

Un procedimento che però ha un costo non sostenibile da tutti. Per questo motivo solo i più facoltosi e ricchi possono replicarsi praticamente all’infinito ingannando la morte e prendono per questo il nome di “Mat” abbreviazione di Matusalemme.

Takeshi Kovacs viene riportato in vita all’interno di una nuova custodia assunto da uomini ricchi per risolvere i loro problemi.

Il nuovo Takeshi Kovacs.

Anthony Mackie, conosciuto per aver interpretato Falcon nelle versioni cinematografiche degli Avengers, è la nuova custodia per la pila di Takeshi Kovacs.

La sua prova è stata più che buona, non riuscendo però a superare la custodia precedente che aveva il volto dell’attore Joel Kinnaman.

Contrariamente alla stagione 1, abbiamo però trovato un Kovacs più riflessivo e meno incline ai cambi d’umore.

D’altra parte la storia raccontata in questa stagione 2, lo tocca molto da vicino, portandolo a stretto contatto con Quellcrist Falconer (Renee Elyse Goldsberry), la donna che secoli prima l’aveva strappato al protettorato e con la quale aveva stretto una relazione amorosa.

Altered Carbon
Kovacs new version VS Kovacs Old version.

Takeshi si ritrova così a confrontarsi non solo con il suo passato da ribelle, ma anche con il suo apprendistato come soldato del Protettorato, ricordi ed emozioni che alla fine si sovrappongono dando al personaggio una buona profondità.

Le donne protagoniste vere di Altered Carbon.

Se dal punto di vista maschile, i protagonisti hanno svolto bene il loro compito, le figure femminili hanno sicuramente primeggiato per forza, incisività e personalità.

Dalla perfida Danica Harlan (Lela Loren), alla cacciatrice di taglie Trepp (Simone Missick) per arrivare alla già citata Quellcrist Falconer, le donne hanno davvero convinto anche in questa stagione 2 di Altered Carbon.

Trepp e Quellcrist Falconer, donne al centro di Altered Carbon.

Trepp, la cacciatrice di taglie.

Le vicende personali di Trepp, cacciatrice di taglie professionista che si ritrova suo malgrado a seguire Kovacs, pagando con la morte del padre ad opera del Kovacs/protettorato.

La sua vicenda si intreccia con quella di Kovacs e, quasi per caso, si trova coinvolta per questioni relative alla taglia con i problemi dell’uomo.

Trepp finisce per farla diventare una questione personale, spinta in questo sia dal Protettorato che dalla perfida Danica.

Simone Missick, già apprezzata nelle sue apparizioni nelle serie Marvel targate Netflix, non ha deluso le mie aspettative di recitazione e personalità.

Una villain ben costruita.

Anche per Danica Harlan, si potrebbe fare lo stesso discorso. Una villain veramente ben inserita nel mondo Altered Carbon, con una forte personalità che ha sovrastato di molto quella dell’altro villain, il colonnello Carrera del Protettorato.

Mentre Carrera è apparso sin da subito un cattivo lineare e limpido, Danica è risultata sì negativa ma più torbida e meno trasparente.

La governatrice rappresenta bene quell’umanità Mat che non solo non si rassegna a morire, ma che per sopravvivere, non esista ad annullare la vita di altri esser pur di tutelare il loro diritto di essere eterni.

La ribelle senza tempo.

Discorso a parte è quello relativo a Quellcrist Falconer, l’unica donna che arriva dalla stagione 1 con un ruolo di grande rilievo.

Una donna a capo di un movimento ribelle, sa già di epico e infatti per rendere il personaggio più attraente in questa stagione 2, si è preferito inserirla all’interno di una vicenda che tocca direttamente il pianeta e non solo.

Non era infatti possibile, sfruttare ulteriormente l’aspetto ribelle della donna, vecchio fra l’altro di 300 anni, perché sarebbe risultato anacronistico e con pochi appigli narrativi se non tramite complessi flashback.

Altered Carbon
Danica, una villain con i fiocchi.

Molto bene quindi questa rivisitazione “posseduta” di Quellcrist Falconer, un personaggio che forse meritava più spazio, lo stesso che l’autore dei libri Richard Morgan gli ha riservato nella sua trilogia.

Anche nel rapporto con Kovacs nuova e vecchia versione, Falconer ne esce vincitrice, riuscendo a essere intrigante e piena di magnetica attrazione per entrambi.

La storia funziona ma…

Entrando meglio nelle meccaniche narrative, Altered Carbon deve faticare poco per creare il climax adatto, aiutato dai libri di Morgan che hanno costruito un mondo futuristico noir che fa chiaro riferimento a Blade Runner, come confessato dallo stesso autore.

Partendo così da un mondo in cui la morte può essere vinta grazie alla tecnologia, appare chiaro che i legami diventano l’unica cosa che rende diversa ognuna delle possibili esistenze.

Kovacs e Falconer sono, loro malgrado, costretti a vivere la loro storia ben oltre il tempo biologico, e forse, sono gli unici umani a meritarlo davvero, schiavi di volontà altrui, Kovacs e degli eventi Falconer.

A volte però si è avuta netta la sensazione di troppa fretta nel raccontare, troppa frenesia nel rendere i fatti concatenati fra loro per giungere alla conclusione. Il doppio di Kovacs preribelli, forse meritava una maggiore introspezione, così come il rapporto fra Carrera e Kovacs (Mackie).

Insomma a mio parere c’era materiale sufficiente per almeno un’altra stagione, che spero Netflix metta in cantiere molto presto.

Computer quasi umani…

La sorpresa ma nemmeno tanto, è stato il personaggio di Poe, il computer che assume la forma del grande scrittore americano.

In un mondo nel quale l’uomo supera la macchina in longevità e vive a volte superficialmente sentimenti e relazioni, il contrasto fra un elaboratore di dati invece difettoso, alla ricerca del modo in cui essere invece ancora utile, fa di Poe e della Scavatrice 301, le figure più vicine a noi semplici mortali.

Poe e Dig 301, computer con veri sentimenti.

Proprio loro con i loro difetti di procedura, la loro voglia di vivere la loro esistenza anche difettosa o mal programmata, sono uno specchio ancor più vicino all’umanità di quanto non lo siano gli stessi protagonisti.

Conclusioni.

Come detto, Altered Carbon stagione 2 va assolutamente visto, ma siamo un abbondante passo indietro rispetto alla stagione 1.

Ho potuto notare oltre alla fretta nel dipanare alcuni passaggi, una minore incisività dei personaggi di supporto.

Non basta un personaggio ben delineato come Trepp o una villain come Danica per reggere il confronto con personaggi iconici come Kristin Ortega o Reileen, sorella di Kovacs, personaggi a mio modesto avviso superiori per profondità e forza narrativa.

Lo stesso Kovacs versione Mackie, non è stato molto convincente, e la sensazione netta che la scelta dell’attore non sia stata proprio azzeccata per dare la giusta dimensione al personaggio, è stata molto forte.

Anthony Mackie ha dato sicuramente il massimo in questa serie per non sfigurare davanti al precedente Kovacs (Joel Kinnaman) ma non è riuscito a trasmettermi le sensazioni positive del precedente.

Guardando tutto l’insieme, bene Quellcrist Falconer, forse l’unico personaggio di continuità vera con il precedente, sia come personalità che come forza evocativa di quel passato ormai distante.

Bene anche l’insieme delle vicenda che però mi ha avvvinto meno della stagione precedente, forse per via di quegli aspetti scontati e conosciuti che mi hanno levato a volte la voglia di premere “Vai all’episodio successivo”.

Altered Carbon 2 in ogni caso resta una buonissima serie di fantascienza, merce rarissima di questi tempi.

Passo e chiudo.

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