Homeland – Recensione 5×05/06 – Better Call Saul/Parabiosis

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0c74fe5369074304c3891f20e1cbc1b7Better Call Saul. Un titolo che agli amanti di Breaking Bad ha fatto sorridere.
Un episodio un po’ statico, dove apparentemente succedono poche cose ma che di sicuro sono molto rilevanti.
Attraverso Astrid – e grazie all’intervento di Jonas che si è preso cura di Quinn nel mentre – Carrie riesce a scoprire chi è l’uomo che ha attentato alla sua vita, con l’unico risultato di ferire mortalmente Quinn. Si tratta di Vasilly Kovas, un uomo strettamente collegato alla SVR, il servizio di intelligence russo. È dall’inizio della stagione che sia Carrie che Saul si preoccupano affinché i documenti hackerati non vedano la luce, perché ci avrebbero rimesso molte vite, ed evidentemente avevano ragione: i russi sono più che intenzionati a non permettere che tali documenti vedano la luce e piano piano ci stanno rimettendo tutti coloro che sono di intralcio – o potrebbero esserlo – al loro piano.
Homeland è sempre stato uno show di grande attualità, ha sempre preso spunto dal mondo circostante, ma il suo punto di forza non è solo questo: ha la capacità di farti simpatizzare anche per i “cattivi”, che, appunto, non sono mai gli esseri senza pietà che ci si potrebbe immaginare, i mostri neri della storia che servono a rendere i “buoni” ancora più eroici. Sono anche loro persone con degli ideali, hanno una famiglia, degli amici, qualcosa per cui combattere… ed è proprio questo ciò che li rende così umani.
Ci risulterà di sicuro molto più difficile, però, simpatizzare per la causa di Allison, che in realtà sembra solo una donna alla ricerca dell’amore nel posto sbagliato e nel periodo storico sbagliato. In questo senso, solo il tempo saprà dirci come mai era così intenzionata a fare fuori Carrie – dipende, davvero, solo dal problema dei documenti hackerati?
Durante quest’ora di “Better Call Saul” vediamo i personaggi in un climax crescente di disperazione, che trova il suo apice in Quinn che si lascia andare al suo destino pur di salvare la vita di Carrie. L’ennesimo atto estremo di un uomo profondamente innamorato non solo di una donna, ma di tutti gli ideali che lei si porta dietro.
“Better Call Saul” è di sicuro una puntata di passaggio, di quelle un po’ difficili da digerire perché noi spettatori siamo ansiosi di risposte.

Jeda

Con Parabiosis abbiamo, finalmente, la riconciliazione tra Carrie e Saul.

Nulla di inaspettato, in verità, anche la chiusura di Saul durante l’ultimo episodio l’ho trovata poco credibile: penso che l’uomo, nonostante a prima vista appaia molto sicuro di sé e con la situazione sotto controllo perennemente, stia attraversando un periodo di crisi profonda, sia personale che lavorativa.
È circondato da nemici, si fida delle persone sbagliate, gli esplodono aerei sotto gli occhi senza avere neppure lontanamente percepito che quella situazione instabile in Medi Oriente potesse essere interessante per qualcun altro, non solo per gli Stati Uniti, ha perso intuito e genialità. Insomma, è in decadenza su tutti i fronti, sta rotolando chissà dove e in questa caduta libera c’è solo Carrie alla quale appigliarsi.
E in quel barlume di lucidità, quando apre gli occhi e si rende conto che la ragazza ha sempre avuto ragione sui russi, ruba i documenti segreti della CIA per donarli a Carrie, in un atto che mi sa tanto di “perdono” più che un gesto ragionato, ma ammetto che questo Saul sprezzante delle conseguenze lo preferisco a quello visto nei primi episodi.

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Devo dire, però, che nonostante questa spinta a velocizzare la loro riappacificazione, rimango convinta che l’unico uomo nella vita di Carrie non può che essere Saul, e mi rendo conto che non aspettavo nient’altro che i due ritornassero a lavorare insieme, fidandosi ciecamente uno dell’altra.

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Nella ritrovata ragione di Saul c’è anche chi inizia a tremare: Allison, che ha finalmente perso quel gentile finto sorriso stampato in faccia dal primo episodio. La sua tresca con i russi è a rischio, Saul ha intuito di essere stato incastrato e capisce che c’è una talpa che collega l’Agenzia di Berlino al Cremlino e questo può bastare alla donna per iniziare ad avere paura.

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Carrie invece è nuovamente sola, Jonas si è rivelato davvero una lagna di uomo e per fortuna se ne è liberata, e si rivolge all’unica persona rimasta accanto: During. Gli chiede un aereo per volare, destinazione ancora sconosciuta, in preda ad una malinconia e una tristezza insaziabile. Quinn è lontano, Saul le ha voltato le spalle e la figlia probabilmente non la vedrà più. Cancellare i messaggi, le foto felici sembrano dirle che quello appartiene ad un’altra vita, ad un’altra Carrie che è finita… ma lei a cosa appartiene? La sua dedizione al lavoro, la ricerca della verità prima di tutto, il suo senso di giustizia e i mezzi che ha utilizzato la stanno uccidendo ma al tempo stesso l’adrenalina, le decisioni prese sul filo del tempo, il rischio, rendono la stabilità familiare noiosa, che uccide altrettanto.

Quinn, invece, viene salvato da un gruppo di musulmani jihadisti. Ora… tra tutti quelli che avrebbero potuto salvarlo, proprio in mezzo ad un gruppo estremista il cui capo è appena uscito dal carcere perché – grazie alla fuga di notizie CIA – viene prosciolto per mancanza di prove?

Rupert Friend as Peter Quinn, Jarreth Merz as Hajik and Mehdi Nebbou as Hussein in Homeland (Season 5, Episode 6). - Photo: Stephan Rabold/SHOWTIME - Photo ID: Homeland_506_0678.R

Questa forzatura nella trama la trovo un po’ esagerata, probabilmente diventerà cruciale per l’intera stagione questo incontro, e Quinn sopravviverà anche ad una situazione difficile come questa (ha ucciso il capo del gruppo durante uno scontro), però non ho trovato molto emozionante questo passaggio. Sappiamo che è un mercenario, che se la cava sempre e che ama Carrie tanto da morire per lei, fategli fare dell’altro, può ben altro… spero in una sua rivalsa nei prossimi episodi.

“Parabiosis”, quindi, si è concentrato attorno ai personaggi “storici” di Homeland, mescolandoli e dividendoli nuovamente, con le problematiche mondiali che si muovono alle loro spalle.
Nonostante sia stato un episodio un po’ scontato, dato che abbiamo già visto mille volte Carrie rimanere sola, o Quinn sopravvissuto a situazioni drammatiche, Homeland non perde il suo stile riuscendo, attraverso la consolidazione di una vecchia amicizia, a ribaltare gli assetti e a prospettare nuovi scenari (già) a metà stagione.

Mandy Patinkin as Saul Berenson and Claire Danes as Carrie Mathison in Homeland (Season 5, Episode 6). - Photo: Stephan Rabold/SHOWTIME - Photo ID: Homeland_506_3586.R

La Ale

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