Outcast – Recensione 1×09 – Close to Home

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Una spirale di emozioni e angoscia, tanta angoscia. Questo è quello che ho provato guardando questa puntata di Outcast, girata da Howard Deutch (The Strain e True Blood). Già dall’inizio si percepiva che qualcosa di davvero brutto sarebbe accaduto, e questa sensazione, come una spada di Damocle, era lì, ad ogni cambio di scena, per poi esplodere con il cliffhanger finale. L’escalation ansiogena, supportata da una perfetta fotografia e impostazione delle scene, che niente ha da invidiare a proclamati film horror, è stata sfruttata al massimo e in un modo che solo Kirkman poteva immaginare. La rabbia, la disperazione, la confusione, la delusione e infine la paura sono state giostrate in modo che anche lo spettatore le provasse. Un po’ come nell’ultima puntata della sesta stagione di The Walking Dead, dove chi guarda sa benissimo cosa sta per accadere (complici i siti web), ma non per questo le sensazioni che prova sono meno forti.

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Chi ha letto il fumetto sa benissimo che tutti i primi piani e le scene di Megan servivano a preparare il terreno a una sola cosa, la sua possessione. E probabilmente stava aspettando questo momento da qualche puntata, dato che nell’originale cartaceo la questione si risolve velocemente. Da come è stata costruita, e non ultimo anche per la morte di Mark, possiamo immaginare che non sarà così semplice per Kyle aiutarla, e sinceramente la cosa non mi dispiace. Il personaggio di Megan è stato volutamente approfondito, ci hanno mostrato tutto di lei, le sue paure e i suoi traumi più profondi, ed è giusto che a questo punto acquisisca un ruolo più importante nella storia rispetto al fumetto. Io personalmente ammiro molto Megan, è una donna che ha trovato la forza di andare avanti nonostante tutto e non ha mai abbandonato le persone che ama, non importa quello che hanno fatto o la gente dice che hanno fatto.

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Ma perché Megan? La risposta più logica, sulla base di quello che abbiamo visto durante la prima stagione, è che è molto vicina a Kyle. Ma dopo che hanno sviscerato la sua storia fino all’ultimo trauma, non vi è venuto il dubbio che il suo bagaglio emozionale possa esserne la causa? Queste entità potrebbero essere attirate dalle sofferenze umane? E’ vero che questo contrasta con le possessioni di Allison e Sarah, che apparentemente erano felici quando è accaduto, ma non ci hanno mostrato la loro storia e quindi non possiamo saperlo con certezza, è un dettaglio che non possiamo sottovalutare. Per il resto, come al solito, nessuna grande domanda ha trovato risposta, speriamo che il finale di stagione ci riveli qualcosa di più, visto che, va bene il mistero, ma è arrivato il momento che ci dicano chi o cosa sono queste entità, anche solo per saziare la nostra curiosità.

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Un’altra cosa che adoro è il modo in cui stanno delineando il Reverendo. Quella rabbia che nasce dalla frustrazione è così conforme al personaggio e lo rende più interessante del suo alter ego nel fumetto.

Il finale di stagione si avvicina e io sono pronta a scommettere che Kirkman ci ha riservato delle belle sorprese.

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