Preacher – Recensione 1×03 – The Possibilities

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Preacher

Arrivati alla terza puntata è ormai chiaro a tutti che questa serie divide il pubblico in due categorie, quelli che lo esaltano e quelli che vorrebbero che venga subito cancellata. Io sto nel mezzo. Sì, perché se da un lato la visione mi porta frustrazione, perché so che non mostreranno mai quello che vorrei vedere, dall’altro, se mi impegno a dimenticare di aver letto il fumetto, devo ammettere che Preacher è una serie gradevole. Continuo a pensare che alla serie manchi un protagonista forte, ma alla fine i due co-protagonisti riescono a rimediare al danno.

Preacher

Questo episodio, diretto da Scott Winant (Califonication, Breaking Bad e Fargo), è molto diverso dai due che lo hanno preceduto, la sensazione è che abbiano deciso in qualche modo di rallentare la storia, sono completamente assenti scene pulp ed è incentrato sul misterioso rapporto tra Tulip e Jesse. Tulip è l’unica che conosce profondamente il prete, soprattutto il suo lato oscuro. Capiamo che entrambi frequentavano persone non proprio per bene e che deve essere successo qualcosa di davvero grave se anche Jesse vuole vendicarsi. Ma, se fino ad ora, Jesse ha in qualche modo avuto paura del suo neonato potere, quando viene attaccato da Donnie ha una sorta di illuminazione e, anche se non lo dice apertamente, probabilmente comprende che può usarlo per fare del bene.

Preacher

In realtà, data la natura stessa del suo potere, cioè quella di costringere le persone a fare quello che vuole lui, dire che può usarlo per fare del bene, è un controsenso. L’abbiamo visto anche con Kilgrave in Jessica Jones, per quanto provi ad utilizzarlo nel modo giusto, anche evitando che qualcuno commetta un reato, costringere qualcuno a fare qualcosa va contro la sua libertà personale. Più che una benedizione è una sorta di maledizione, spero che approfondiranno questo argomento nel corso della serie, perché secondo me non basta solo il breve accenno dato in questo episodio.

Preacher

Mentre Jesse e Tulip, fantastica la scena in cui evita la multa, intraprendono il loro viaggio, i due cowboy misteriosi rivanno all’attacco e trovano di nuovo Cassidy, che per tutta risposta li investe con la macchina. Io adoro questo personaggio, secondo me è quello caratterizzato meglio, il suo umorismo nero regge intere scene e non è un caso che l’espletamento del pulp sia stato affidato a lui. Non basta il sangue e la violenza per fare una buona scena splatter, è necessario che chi la esegue sia credibile ma anche ironico, e Cassidy è perfetto nel ruolo per questo motivo. Spero che ci siano più scene che lo coinvolgono, perché al momento è l’unico personaggio che mi sprona a continuare la visione di Preacher.

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Nonostante i difetti che, ripeto, non ci sarebbero per me se non conoscessi il fumetto, bisogna dare atto agli autori che sanno come costruire e mantenere il mistero. Primo fra tutti, che cosa è successo a Jesse e Tulip? Poi, chi sono i due cowboy? Angeli? E ancora, chi è il pistolero che ci hanno mostrato nel secondo episodio? Perché farci vedere una cosa accaduta nel 1881? E chi è il tizio vestito di bianco? Ma soprattutto, chi o che cosa è entrato dentro Jesse? Sì, potenzialmente conosco la risposta a queste domande, ma per la piega che ha preso la serie, che sembra sempre di più affermare la divergenza dal fumetto, non sono così sicura di conoscerle.

E questo potrebbe essere sia il suo punto di forza che il suo tallone d’ Achille, e io spero nella prima.

Vi saluto e vi invito a passare alla pagina Preacher AMC – Italia.

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