Serial Must – The Escape Artist

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the escape artist

The Escape Artist è una brillante miniserie inglese composta da tre episodi, con David Tennant protagonista: questi è Will Burton, un avvocato penalista noto con il soprannome che dà il titolo allo show ed estremamente abile nel suo lavoro, la cui vita viene messa a repentaglio. Difatti, sua moglie viene brutalmente assassinata, poco dopo esser riuscito a scagionare dalle accuse Liam Foyle (Toby Kebbell), lasciandolo distrutto dal dolore ed intenzionato a trovare l’assassino, che si sospetta essere proprio il suo ultimo cliente.
Come ogni appassionato di serie tv che si rispetti sa, le miniserie britanniche tendono sempre ad eccellere, configurandosi come dei piccoli gioiellini perfetti per passare il weekend: questa non fa eccezione, forse anche e soprattutto per il carisma di Tennant. Idolo delle folle da qualche anno a questa parte, l’attore è entrato perfettamente nel ruolo del barrister che, dopo anni di duro lavoro, si trova ad un difficile bivio morale, poiché, se da un lato l’obiettivo è quello di vincere la causa a favore del proprio cliente, dall’altro non sempre ciò risulta compatibile con l’essere moralmente integerrimi. È proprio questo che Will impara nella maniera più dura, quando comincia a farsi strada dentro di lui il sospetto che l’assassino di sua moglie sia a piede libero proprio a causa sua e che l’abbia presa di mira a mo’ di vendetta (decisivo è infatti il momento in cui il personaggio di Tennant si rifiuta di stringergli la mano a fine udienza, segno della sua consapevolezza di aver liberato un uomo in realtà colpevole).
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La performance di Tennant, avvocato in crisi morale e padre sofferente, vale di per sé la visione, ma anche lo sviluppo della trama è sapiente: difatti, come ogni thriller/giallo che meriti, il colpevole non ha la minima voglia di essere catturato tanto in fretta, innestando un mortale gioco fra gatto e topo completamente al di fuori della legge. Infatti, rimarcando che seguire la strada della legalità non permetterà a Will di ottenere giustizia, lo show accumula uno stratagemma dopo l’altro fino alla battaglia finale fra preda e predatore, ruoli fra l’altro non più fissi, ma continuamente intercambiabili dopo il primo momento.
Inoltre, la scelta del cattivo è assolutamente perfetta: Liam Foyle uccide in maniera animalesca e scenografica, profanando le sue vittime e guadagnandosi a piene mani l’ingresso nella classifica degli assassini più efferati delle serie tv (Dexter l’avrebbe di sicuro messo nel suo mirino!). In un certo senso, rappresenta la perfetta nemesi/alter ego del protagonista, dal momento che piega la legge a suo piacimento per il perseguimento di obiettivi propri – un po’ come fa Will quando intende vincere a tutti i costi la causa.
La trama viene concentrata tutta nei tre episodi, che, sebbene possano apparire pochi in principio, sono invece assolutamente sufficienti: pregio di molti show inglesi è proprio la narrazione essenziale, concisa ed equilibrata. Prima conosciamo i personaggi e la vicenda, poi osserviamo le conseguenze ed infine la rocambolesca conclusione, senza mosse arzigogolate ed eccessiva solo per allungare il brodo; in questo modo uno show pregno di significato e “pesante” come The Escape Artist riesce a non annoiare mai lo spettatore, invogliandolo a proseguire nella visione per scoprire chi, fra questi due artisti della fuga, ognuno tale nel rispettivo campo, la avrà vinta.

The Escape Artist
Se siete dei fan sfegatati di Tennant e del suo strepitoso accento British, se amate le serie inglese e, come me, siete in astinenza da Broadchurch, Sherlock e tutto ciò che ha origine negli U.K., allora questo è lo show che fa per voi: dategli una chance e poi fatemi sapere nei commenti cosa ve ne è parso! Di certo non sarete delusi.

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