State of Affairs – Recensione 1×05 – Ar-Rissalah

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Salve a tutti. La quinta puntata, tralasciando o sospendendo la situazione a Panama, si concentra tutta sulla questione Fattah.

Chi segue questa serie e non è abituato agli stravolgimenti narrativi, troverà complicato capire alcuni passaggi nella costruzione della vicenda centrale della serie, ossia la morte di Aaron a Kabul e relativi ruoli nella vicenda di Payton (allora semplice senatore), Charlie Tucker, Nick Vera e soprattutto Al Fattah.

Vediamo di fare il punto della situazione anche da un punto di vista critico personaggio per personaggio.

Episodio chiave che apre molte piste. Charlie sempre al centro del mirino.
Episodio chiave che apre molte piste. Charlie sempre al centro del mirino.

Iniziamo dal morto, cioè Aaron Payton. Chi ha esploso i colpi che lo hanno ucciso? Difficile dirlo. In questo momento l’ipotesi più accreditata, per quanto possa sembrare assurda, è che sia stato ucciso da Charlie. La pistola registrata alla CIA era in possesso di Nick Vera che come si vedrà nell’episodio la consegnerà a Charlie appena arrivata a Kabul. La domanda però è: perché Aaron le punta un’arma contro? Cioè se vostro marito, fidanzato, fratello, padre vi puntasse contro una pistola, capendo che che da lì a un microsecondo sparerà, cosa fareste avendo anche voi una pistola in mano? I pensieri che avete voi li deve aver avuti anche Charlie quando la persona che amava gli ha puntato contro un’arma. Queste sono ovviamente semplici deduzioni da quanto visto finora, ma ancora nulla può dirsi definito ed è questo che rende la serie sempre più avvincente (e me ne frego se gli ascolti calano). Il pubblico americano ha già dimostrato molte volte di non capire nulla di telefilm.

Tranquilli...è malridotto ma Nick c'è.
Tranquilli… è malridotto ma Nick c’è.

Passiamo a Nick Vera, l’uomo coinvolto nell’interrogatorio/tortura di Fattah, l’uomo dai mille padroni incluso il misteriosissimo Gruppo Krieg. Lo conosciamo mentre senza alcuna pietà sevizia Fattah con metodi al limite di qualunque convenzione di Ginevra, e in parte osteggiato (ma non troppo) da Charlie nel suo ruolo di osservatore CIA. Nick è un mercenario. Lavora per chi lo paga e la lista di nemici accumulata in tutto il mondo fa a gara con quella di James Bond. Difficile quindi inquadrarlo (come quasi tutti) in una casella buoni o cattivi. Una cosa la sappiamo: ha una forte attrazione per Charlie (e chi non l’avrebbe?). Un sentimento della cui profondità non ne siamo ancora certi, ma esiste. Al momento non sappiamo se il rapimento sia stato opera della Krieg, della CIA di Fattah e nemmeno se Vera è uscito definitivamente di scena (lo escludo, ma mai dire mai per restare in tema Bond). Personaggio ambiguo e ben costruito. Utile alla sceneggiatura, anzi direi indispensabile per intorpidire il passato di Charlie e dei fatti di Kabul.

David instilla il dubbio in Costance Payton su Charlie: chi ha ragione?
David instilla il dubbio in Costance Payton su Charlie: chi ha ragione?

Passiamo al terrorista, all’assassino, l’uomo diventato bersaglio numero uno della vendetta umana e personale di Charlie e del presidente Payton: Al Fattah. Verrebbe da dire a prima vista che si tratta del solito modello di musulmano cattivo usato in centinaia di pellicole e decine di serie TV. Scuro, barba, naso aquilino, sguardo spietato, insomma sa di già visto e non solo una volta. Cosa c’è di diverso? La vicenda che lo riguarda. Lo troviamo cinque anni prima sotto pesante interrogatorio e scopriamo che alla fine di questo decide di collaborare con la CIA e con gli Stati Uniti. Nick non gli crede ma Charlie gli dà fiducia. A giudicare dai fatti pare che Nick avesse ragione. Abbiamo anche visto nella puntata di oggi il suo chiaro riferimento al suo nome in codice: “Pegaso”; lo stesso che farà riferire al giornalista con un messaggio a lei dedicato: Pegaso è tornato a volare. Ha realizzato un’intervista che malgrado tutto va in onda e chiede le cose che chiedono nella realtà da sempre: evacuazione dei militari dai paesi arabi, liberazione dei prigionieri politici, non ingerenza dell’occidente nelle cose arabe. Nel suo caso, e finora, è l’unico sul quale si può mettere la parola “cattivo”, ma restano oscure molte cose, quindi io resto sul neutro e valuto il personaggio come poco originale ma funzionale nella costruzione delle vicenda.

Maureen (Mau), l'unica persona della quale Charlie ancora si fida.
Maureen (Mau), l’unica persona della quale Charlie ancora si fida.

Costance Payton. In questo episodio viene spesso ricordato che è stata una militare in Iraq ed è una pluridecorata. Capiamo dunque da dove le derivi il carattere fermo e autoritario. Come già detto, è una donna con palle di adamantio come Wolverine. Nell’episodio mette sotto scacco la sua avversaria Green, che però non rinuncia a lanciare un dardo avvelenato contro la Tucker, e comincia, aiutata in questo dal fidato consigliere David, a nutrire realmente dei sospetti su Charlie e sul suo legame con Nick. La definizione perfetta di cosa potrebbe essere una donna alla casa bianca: maggior sensibilità femminile ma anche un’accresciuta abilità e spietatezza della quale solo delle madri rose dal desiderio di vendetta e a capo di un potente paese possono gestire e covare senza farlo mai esplodere. A mio avviso è un personaggio fantastico, forse forzato in certi modi, ma sicuramente centrato dentro la storia. Un presidente uomo e padre di un figlio morto a Kabul non avrebbe reso quanto la figura della Payton perché una madre e il suo dolore, come il desiderio di vendetta, nessun padre riuscirebbe a raggiungerlo. Quindi plauso alla scelta.

La Payton vede scricchiolare la fiducia in Charlie. Colpa solo della Sen. Green?
La Payton vede scricchiolare la fiducia in Charlie. Colpa solo della Sen. Green?

Dulcis in fundo lei, la nostra eroina, la donna al centro di tutto: Charleston Tucker. Abbiamo già detto che si tratta di un personaggio complicato da mettere in scena, ma la Heigl lo fa sembrare di una semplicità disarmante. Donna bellissima che affoga in avventure di una notte i suoi desideri sessuali, che rifiuta la psicoterapia per paura di quello che potrebbe ricordare. Ha però un ruolo importante all’interno del Governo degli Stati Uniti: è un’operativa dalla CIA. La sua sofferenza è legata ai fatti di Kabul e alla morte di Aaron. Lo amava davvero? Quei ricordi di lei felice a letto con lui quanto sono offuscati dall’oblio? Da notare che i ricordi di Charlie con Aaron (escluso l’episodio di Kabul) sono come ammantati da un’aura da sogno quasi irreale. Se fosse davvero così? La Tucker è sempre divisa tra senso del dovere e bisogno di capire in primis chi è lei davvero e non le basta un carattere forte e deciso, non le è sufficiente mettere a sopire i sentimenti e cercare la verità. Questo è il dramma che vive Charlie: vorrebbe sapere e capire ma al tempo stesso ne è terrorizzata. Ha paura di sapere cosa è diventata. Aaron le punta un’arma contro e lei spara due colpi contro chi nella sua mente è l’idealizzazione del vero amore. Dunque è lei il mostro celato dentro un corpo da favola? Non sappiamo, ma troviamo la Heigl insuperabile nel ruolo e come detto prima ce ne freghiamo se gli ascolti calano: a noi piace.

Logan, il messaggero di Fattah.
Logan, il messaggero di Fattah.

Chiudo dicendo che questa serie offre ottime prospettive di sviluppo sia dei personaggi che della vicenda. Siamo in una fase cruciale nella quale ora tutti sospettano di tutti. Fattah è venuto allo scoperto concedendo al cronista Logan un’intervista. Logan fa una brutta fine sotto un camion, il suo compito di messaggero è finito. Infatti inscritto in una testa di Pegaso c’è proprio la scritta che dà il titolo all’episodio: “Al rissalah” ovvero il messaggio.

Passo e chiudo.

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