The New Pope – L’umanità perfetta

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Il nuovo racconto di Sorrentino convince e rapisce: supportato da un cast stellare e da una storyline ben articolata, The New Pope mette a nudo la sorprendente umanità del Vaticano. E non solo.

The New Pope

Non vi è ancora certezza circa la possibilità di una terza stagione di The Young Pope. Il regista Paolo Sorrentino ha infatti dichiarato di avere un’idea “folle” per un sequel. Aggiungendo, tuttavia, di dover “convincere HBO per realizzarla”.

Ciò che è certo è che non potremmo mai avere abbastanza delle stravaganze e delle fragilità dei personaggi che popolano il Vaticano sorrentiniano. The New Pope, lanciata su Sky Atlantics nel mese di gennaio 2020, si rivela essere un prodotto valido e convincente quanto il suo predecessore. In questa nuova stagione l’umanità è calata nell’azione e al contempo nell’inazione. Il “nuovo” Papa (John Malkovich) è infatti, per sua stessa ammissione “un pezzo di porcellana fragile”, che nasconde un doloroso passato.

Il trauma rivelato

Il trauma è la chiave di lettura ideale per ciascun personaggio, in un perenne confronto con la morte, la desolazione, l’indifferenza. Il pontificato di Pio XIII era stato caratterizzato dalla chiusura e dal distacco completo dalla relazione con il prossimo. Lenny Belardo, segnato dalla propria condizione di orfano, vagava intorno al proprio trauma senza riuscire a emergerne. L’eccentrico Papa (Jude Law) che ci ha attratti sin da subito, così austero ed egocentrico, apparentemente inscalfibile, era in realtà fragile come tutti noi. Giovanni Paolo III, invece, manifesta in modo aperto e non bisognoso la propria vulnerabilità, rendendosi amato da tutti nel giro di pochissimo tempo. Spettatori compresi.

Nel passaggio dalla chiusura del pontificato di Belardo all’apertura di Sir Brannox anche la storyline guadagna in credibilità e piacevolezza. Nel ritrovare i personaggi che avevamo già imparato ad amare, ne conosciamo in maniera più approfondita le vite, le quali prendono spesso delle pieghe inaspettate. È il caso di Esther (Ludivine Sagnier), che prenderà in mano le redini della propria esistenza con la spietatezza che è propria solo delle persone deboli. È il caso dell’affascinante Sofia Dubois (Cècile de France), asserragliata nella propria impenetrabilità, che avrà il coraggio di osare scelte scomode in nome dell’amore. È il caso del Cardinale Voiello (Silvio Orlando), personaggio totemico, apparentemente incapace di evolvere, che più di tutti metterà a nudo la propria malinconia.

L’apertura al mondo

Sullo sfondo c’è il mondo così come lo conosciamo, con le sue folle adoranti, i suoi fondamentalismi, i suoi dolori e le sue miserie. Quel mondo che Pio XIII aveva scelto di lasciare fuori dalle mura del Vaticano stavolta entra di prepotenza nella Chiesa e nelle nostre vite. In The New Pope l’umanità di ognuno è messa a dura prova dall’imperfezione del mondo. A darci coraggio è il vedere come nessuno dei personaggi che amiamo si sottragga all’incontro con questa imperfezione.

La forza della serie sta proprio in questo: nell’assenza di pretese nel raccontare l’umanità presente (anche) ai piani alti del potere. Quella del racconto di Sorrentino è un’umanità scalfita, scheggiata, traumatizzata eppure paradossalmente perfetta, perché composita, comprensiva di ogni limite, di ogni dolore, di ogni slancio. Un’umanità che lascia comprendere come nessuno sia bastevole a se stesso e come tutti siamo incredibilmente soli. E come Dio, il più solo di tutti, altro non è che un collante tra le nostre solitudini.

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