The Originals – Una quarta stagione tra alti e bassi, ma guardando al futuro

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Sembra ieri che The Originals si è affacciato nel palinsesto televisivo e invece siamo già alla quarta stagione di questa serie dedicata alla famiglia di vampiri più disfunzionale di sempre. Noi di Serial Crush, purtroppo, quest’anno non siamo riusciti a recensirla episodio per episodio, ma rimediamo con un unico commento.
Questo spin-off di The Vampire Diaries si è da subito posto come un qualcosa di diverso rispetto al suo predecessore, di meno adolescenziale, e così continua ad essere. Incentrato sulle vicissitudini familiari del clan di vampiri originari Mikaelson, questo serial ha visto evolversi principalmente la figura dello spietato Klaus, e con lui quella di una serie di personaggi a lui collaterali.
E se The Originals continua tutto sommato ad essere garanzia di qualità nonostante quattro stagioni alle spalle, non si può non notare qualche crepa in una struttura tutto sommato di livello.
Questo quarto ciclo di episodi, meno numerosi rispetto al solito, ruota attorno alla piccola Hope e al nuovo villain di stagione, The Hollow (l’Ombra), che non mantiene tutto ciò che promette. Se era senza dubbio interessante esplorare l’infanzia della piccola figlia di Klaus e i suoi rapporti col resto del clan, non si può dire lo stesso del nuovo e poco incisivo big bad di stagione, vera spina nel fianco di questa season four insieme ad alcuni difettucci che lo show si porta con sé da tempo.
Ma partiamo dai lati positivi:
– Dopo quasi quattro anni di rodaggio (molti di più se consideriamo anche TVD), i Mikaelson non smettono di ammaliarci e il fatto che il cast sia rimasto pressoché invariato non fa che corroborare il legame con il pubblico. Certo, la Holt e Buzolic vanno e vengono, ma rimangono pur sempre pilastri dello show assieme agli altri characters che ci accompagnano ormai da tempo;
– Eventi a catena che non danno mai allo spettatore il tempo di annoiarsi, in un susseguirsi senza tregua di colpi di scena;
– La bravura degli attori che, tutti molto in parte, offrono interpretazioni convincenti tranne piccole eccezioni come Charles Michael Davis e Taylor Cole, obiettivamente – seppur bellissimi – i meno talentuosi del gruppo (menzione d’onore in quanto a bravura a Yusuf Gatewood, che ha magnificamente tratteggiato e caratterizzato il suo stregone Vincent Griffith);
– L’aver dato spazio e scommesso su una serie di personaggi di contorno o entrati nella serie in un secondo momento che hanno saputo entrare nel cuore del pubblico (vedi Josh, Freya e Vincent);
L’aver fatto seguire un preciso percorso di maturazione a Klaus, che ritroviamo profondamente cambiato rispetto all’inizio e al suo ingresso in scena. Klaus, vivendo e soffrendo, non da solo ma con l’indiscutibile apporto di altri personaggi (Hope, Hayley ed Elijah, in particolare) è un “uomo” nuovo, pur essendo sempre presenti in lui frammenti più o meno grandi di ciò che era.
E veniamo invece alle note dolenti:
– Dopo un crescendo che ha visto vecchi e nuovi nemici emergere dal passato dei nostri – e in questo la perfida zia Dahlia si è ritagliata un posto d’onore – ecco spuntare un nemico senza mordente. The Hollow, la cui identità ci viene rivelata solo a stagione inoltrata, parte bene come male incorporeo pronto ad insinuarsi a New Orleans e finisce per rivelarsi una summa di cliché che lo (o meglio “la”) rendono banale e poco incisivo. Nulla più del solito supercattivo impossibile da distruggere ma che, in un modo o nell’altro, verrà annientato.
– La ripetitività è un altro degli aspetti negativi dello show. Continui ritorni e resurrezioni e meccanismi che si ripetono allo sfinimento non giovano ad una serie che ha davvero tanto da dare. Come nella serie madre (ma meno marcatamente, per fortuna!), sembra non esserci veramente il concetto di “morte”, il che ci porta a sentire meno la paura di perdere i nostri personaggi del cuore.
Insomma, questa quarta stagione di The Originals ci ricorda perché amiamo lo show, ma ci fa notare anche che la serie ha bisogno di un po’ d’aria fresca e di nuove spinte. Chissà che il finale, così malinconico e inizialmente (pare) pensato come finale di serie, non aiuti in un’operazione di svecchiamento necessaria quanto stimolante. Klaus & Co. – ascolti e disponibilità degli interpreti permettendo – potrebbero accompagnarci ancora per un po’ e hanno tutti gli strumenti per farlo nel migliore dei modi. I nostri sono divisi e lacerati emotivamente, sono andati oltre quanto la loro natura vanesia ed egocentrica ci avrebbe fatto immaginare: contro tutto e tutti, hanno deciso di sacrificarsi per il membro più giovane e debole (?) della famiglia, che di certo costituirà un punto fermo per il futuro della serie. The Hollow non è stata del tutto annientata e brama di ricomporsi: come faranno i nostri a riunirsi senza che il nemico ne tragga vantaggio? Questo è senz’altro un buon punto di partenza per una quinta stagione ormai, a sorpresa, certa.

E voi che ne pensate? ditecelo nei commenti e non dimenticate di seguirci su Serial Crush!

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