The Strain – Recensione 4×06 – Tainted Love

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Questa quarta e ultima stagione è ufficialmente entrata nel vivo da ormai un paio di episodi e “Tainted Love” non fa che portarci un passo avanti verso il tanto atteso epilogo di questa sanguinosa e avvincente lotta tra il Bene e il Male. Mettendo per un attimo da parte la devastante scoperta del dott. Goodweather, ecco che la 4×06 si concentra in particolare su Quinlan – il cui passato viene approfondito ulteriormente – e soci e sull’ormai irrecuperabile Zach, il cui senso morale e contatto con la realtà paiono definitivamente perduti.
Il Nato, figlioccio del Master e suo pervicace nemico tanto quanto il buon Setrakian, è una delle figure più affascinanti dello show sin dal suo ingresso: se “Belly of the Beast” aveva aperto un altro squarcio sul suo passato, “Tainted Love” approfondisce ulteriormente l’argomento e ci mostra il nostro Dampyr come una creatura in fondo vogliosa dell’umanità che il Master gli ha strappato. Louisa è il punto di congiunzione tra l’uomo e la bestia e colei che è riuscita a domare la sua natura solitaria ed inflessibile: la morte della donna e di sua figlia, unici motivi per cui Quinlan ha per un attimo tentennato nella sua missione suicida, pongono un punto finale netto nella non-vita del Nato e lo rendono definitivamente il guerriero che conosciamo. Ma Quinlan non ha dimenticato il suo amore perduto, e non può fare a meno di rivedere il suo passato in ciò che sta succedendo tra Charlotte e Fet: il suo tentare di convincere l’uomo a lasciare andare la donna non è altro che un tentativo di volerlo aiutare non facendolo trovare nella sua stessa situazione. Quinlan si è evoluto e così il suo rapporto con Vasiliy: da compagni d’armi a “quasi amici”. The Strain, salvo pochissime eccezioni (vedi la poco incisiva Charlotte), è una serie che presenta personaggi in costante evoluzione e con personalità ben definite e caratterizzate. Unico punto a sfavore dell’avvincente backstory di Quinlan è proprio in questo episodio londinese un po’ troppo scontato nell’epilogo.
E mentre i nostri si stanno avvicinando sempre più a New York e al Master, assistiamo alla deriva umana dell’odioso Zach, che faticherà ad essere perdonato dal padre dopo ciò che è diventato: respinto dalla bella Abby, suo primo interesse amoroso nonché pedina inconsapevole nelle mani del millenario vampiro, il ragazzino non trova soluzione migliore alle sue pene d’amore adolescenziali che vendicarsi facendola uccidere dalla sua piccola succhiasangue da guardia. Il figlio di Goodweather diventa così al pari dei suoi amici-carcerieri e diventa ufficialmente uno dei “bad guys” della serie: la sua giovane età ed immaturità non sono più una scusante per quanto fatto e, se il via alla detonazione poteva (sperabilmente) essere ricondotto all’ondata emotiva derivata dall’uccisione della madre, ora non ci sono più giustificazioni. Ephraim ora avrebbe tutte le ragioni per rinnegare suo figlio.
Mancano quattro episodi alla fine di The Strain e, pur essendo questa quarta una stagione più debole delle altre, non si può non ammirare il lavoro fatto su questo show. “Tainted Love” è un passaggio obbligato verso il futuro e una spiegazione del presente (vedi i flashback), un episodio godibile che ci distoglie momentaneamente dagli orrori visti negli ultimi due e che ci traghetta a ritmo sostenuto verso l’agognato epilogo. Punto a favore anche nel buon uso dell’ottimo Richard Sammel, interprete di Eichorst, che finalmente sta ritrovando lo spazio che gli spetta nello show.

Non dimenticate di passare da The Strain – Italia se volete essere sempre aggiornati su questa serie.

Vi lascio con il promo del prossimo episodio:

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